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ANNO 5 - NUMERO 54 - EDIZIONE 2009 - DEL 12/10/2009 |
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CUORI NELLA TEMPESTA…DI NEVE. |
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E’ di Alain Resnais il film Cuori nelle sale in questi giorni, colui che ha diretto nel 1959 'Hiroshima mon amour' per intenderci, non proprio l’ultimo arrivato, semmai uno degli ispiratori teorici della Nouvelle Vague. Mi dispiace oltre ogni misura non riuscire a esprimermi in termini entusiastici. Eppure è quello che mi trovo costretta a fare. Ma non senza tentare di trovare delle attenuanti. Allora forse sta nella scelta del tema la ragione della scarsa riuscita del film. Quando si affrontano argomenti come la coppia, la solitudine, la religione e lo si fa mettendoli tutti in uno stesso calderone, l’uno a giustificare l’altro, allora è possibile cadere nella banalità e cercare di uscirne affidandosi all’assurdo che ci strappi una risata, o al finale aperto che ci lasci concludere un po’ come ci pare, ognuno secondo la propria sensibilità. Il guaio sono i personaggi tagliati con l’accetta, quindi prevedibili e macchiettistici. Il guaio è una Laura Morante che scimmiotta lo stile recitativo delle migliori attrici isteriche francesi, con la sua sigaretta tremante sempre fra le dita. L’unica che sia stata accesa in tutto il film (che Resnais abbia contattato Muccino disturbandolo nella sua ora di sole accanto alla procace velina?). Il guaio è una Sabine Azéma, fisicamente azzeccatissima per il suo ruolo, che però non si capisce bene per quale scopo umanitario decida di mettere in piedi questo inganno sessuale. Fosse anche per un calcareo rancore andrebbe bene, ma non è fatto il minimo accenno a nulla di simile. Esclusa la schizofrenia, non è però nemmeno sonnambulismo “alla Franzoni”, quello che pare spinga la gente a compiere atti riprovevoli nel sonno per poi, una volta tornati allo stato cosciente, dimenticare tutto. No. Almeno non è quello che Resnais ci lascia intendere. E così, anche l’unico personaggio davvero intrigante in potenza, una volta in atto cade nell’inconcludenza. E’ tutto troppo sorpassato, a partire dalla grafica per arrivare alla dissolvenza fra le scene, ottenuta attraverso l’immagine della neve fredda che cade fuori dalle case di chi vive sullo schermo, dentro ai loro cuori (appunto), nel loro passato, nel futuro di alcuni di loro. A dispetto di tutto questo possiamo pensare che sia una nota stilistica dell’autore, un gusto retrò inconsapevole, un vezzo. Non sappiamo cosa sia. Molti di quelli che andranno al cinema non sapranno nemmeno cogliere questo citazionismo autoreferenziale, perché non tutti sanno chi è stato Resnais. E allora il gioco non divertirà nessuno, i cinefili come il pubblico della domenica, quello che “piove, fa freddo, che si fa? Andiamo al cinema!” e via di pop corn rumorosi. Si vede che questo film che è fatto da mani esperte. Si vede che quegli zoom repentini non sono opera di un giovane regista di videoclip cresciuto a pane e Mtv. E’ un film piacevole, forse troppo lungo, certamente migliore di molti altri usciti in questo anno che sta per terminare. E mettetevi una mano sui Cuori. Io non c’entro niente.
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di Sabina Incardona
anno 3 - numero 45 - edizione 2006 - del 11/12/2006
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| commenti all'articolo |
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| da roberto |
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| ah! le lettere vanno copiate in minuscolo...vedi che vuol dire saper leggere... |
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| da roberto |
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| adesso che lo so...sempre forte, Sabina! complimenti da tutto lo staff di RosalaGroup |
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| da El diablo |
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| ... questo è il quarto articolo che leggo della Dottoressa Incardona e non ho trovato ancora un film che le sia piaciuto. Mi sembra una mancata regista che trova come unico piacere quello di distruggere il lavoro degli altri. Ma... ha mai trovato interessante un film? |
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| da roberto |
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| ehi! non toccate la Incardona...a lei piace il cinema, non i film... |
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