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“EXTRA OMNES”. NESSUNO AMMESSO ALLA VERITA’. |
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Ventiquattro anni sono trascorsi dall’ormai tristemente celebre giorno di giugno del 1983 in cui una ragazza come tante, o forse no, scompare misteriosamente nel cuore di Roma, inghiottita, risucchiata da un fato malvagio che ancora le nega la via del ritorno. Da allora il suo nome, Emanuela Orlandi, non ha mai smesso di far discutere, divenendo, a distanza di tanti anni, sinonimo di ombra, mistero, intrigo, ricordo. È proprio quest’ultimo, ricordo, il termine che Gaja Cenciarelli, autrice di “Extra omnes”, pone alla base della sua opera, un’interessante ricostruzione dell’ “affaire Orlandi”, in cui l’autrice rifugge dalla facile tentazione di abbandonarsi a tesi complottistiche e dietrologiche, privilegiando, invece, con la sua analisi tesa e toccante, gli aspetti più umani ed intimi, nonché gli ineludibili interrogativi etici sollevati dalla vicenda.
Il 22 giugno 1983, rappresenta per Emanuela e per la sua famiglia una linea di demarcazione, un tragico confine in cui la vita irrimediabilmente si spacca fra un prima e un dopo, fra un passato di serena normalità, in seguito frequentemente richiamato alla mente con rimpianto, e un presente di attesa, sofferenza, disilussione. Comincia, allora, un infinito calvario fatto di comunicati, annunci, ritrattazioni, silenzi, sciacallaggi ed invalicabili muri di gomma. L’autrice, coetanea della ragazza scomparsa, continua, differentemente da lei, la sua vita di spensierata adolescente, una vita scandita da impegni scolastici, uscite con le amiche, primi indimenticabili amori estivi, una vita che, invece, ad Emanuela è stata portata via, una vita che pur le spettava e che qualcuno ha deciso, però, di negarle. Probabilmente Emanuela, come Gaja, era semplicemente una giovane che si nutriva di speranze, coltivava illusioni e rincorreva sogni. “Ella rappresenta la mia adolescenza”, scrive la Cenciarelli, “ed è per questo che per me Emanuela non morirà mai”. Un libro che rapisce il lettore, questo, che lo riporta ad un caso ingiustamente e colpevolmente dimenticato e che, scevro da ogni forma di faziosità, invita ad una serena e lucida valutazione dei fatti. Come non condividere la dura reprimenda dell’autrice che a sostegno di una famiglia abbandonata a se stessa, al proprio dolore, ad un tormento dalla forza e dalle proporzioni inimmaginabili, si scaglia contro istituzioni, italiane e vaticane, reticenti, freddamente indifferenti e disastrosamente inconcludenti? Una famiglia a cui, più volte, è stata suggerita la via della rassegnazione, una via che il padre di Emanuela, scomparso qualche anno fa, ha ostinatamente rifiutato. “Come si fa a rassegnarsi”? Si sfogò, anni fa, Ercole Orlandi. “Ti esce una figlia di casa e la inghiotte la terra”.
Un mistero italiano questo ancora avvolto da una fitta nebbia che pochi hanno avuto il coraggio di dipanare, consci del fatto che non conviene a nessuno far tremare il palazzo, politico o religioso che sia, nemmeno se in gioco c’è la vita di una vittima incolpevole. “Emanuela non era solo una ragazza, un gioco dei servizi segreti, era la vita dei genitori, era un universo che è imploso con la sua scomparsa”. Parole toccanti quelle della Cenciarelli che ci auguriamo possano toccare il cuore di tutti quelli che, pur sapendo, hanno taciuto e di chi, non sapendo, non si è adoperato, però, a sufficienza per riconsegnare Emanuela ai suoi cari.
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di LUIGI MILIUCCI
anno 4 - numero 23 - edizione 2007 - del 14/05/2007
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