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ANNO 5 - NUMERO 54 - EDIZIONE 2009 - DEL 12/10/2009 |
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LA RUSSIA DI PUTIN E IL NUOVO ORDINE MONDIALE |
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La vicenda della guerra in Georgia che nel vacanziero mese di agosto è riuscita persino a scomodare il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, dal suo buen retiro alle Maldive, viene da più parti equiparata all’invasione nazista e hitleriana dei Sudeti e dell’Austria, ancor più da quando il presidente-marionetta russo, Dmitri Medvedev, ha proclamato l’indipendenza delle due pseudo-repubbliche di Abkazia e Ossezia del Sud. I libri di scuola ci dicono che 70 anni fa l’indulgenza e l’inazione delle potenze occidentali permise ad Hitler di armarsi e divenire una minaccia per l’ordine mondiale. Ovviamente la storia non si ripete mai uguale a se stessa, ma il rinnovato espansionismo russo, figlio legittimo dello zarismo e dell’imperialismo sovietico, preoccupa più che mai il declinante potere statunitense e dei suoi più fidati alleati. Come se non bastassero il terrorismo islamico ed il dilagante sviluppo economico cinese, ora il fantasma di una nuova Guerra Fredda si abbatte sulla Vecchia Europa. Chissà che cosa starà pensando Silvio Berlusconi, chiuso nel suo mutismo ferragostano, proprio lui che si è sempre vantato della profonda “amicizia” con quella testa di cuoio di Putin, proprio lui che ha voluto ergersi a garante di quel patto Nato-Russia firmato a Pratica di Mare (dove i romani sono soliti andare in spiaggia) due anni or sono e dissoltosi come neve al sole durante i primi giorni della crisi georgiana. I Signori del gas russi manovrano i fili e manipolano i rubinetti del prezioso combustibile diretto in Europa, un ricatto bello e buono favorito però dagli errori strategici compiuti dalla Nato, in primis il boomerang del riconoscimento forzoso dell’indipendenza del Kosovo, vero spartiacque della giurisprudenza internazionale, ma anche l’assenso alla costruzione dello scudo spaziale in Polonia e Repubblica Ceca e l'incondizionato appoggio alle velleità atlantiche di Tbilisi, un intollerabile affronto imposto al nuovo zar Vladimir Putin. Con Fukuyama si era addirittura arrivati a teorizzare la “fine della storia” e l’incontrastato dominio a stelle e strisce; niente di più fuorviante visto che il gigante russo, dopo 20 anni di declino, sta ora minacciosamente rialzando la testa. Una crisi dagli esiti completamente imprevedibili quella georgiana. Vediamo se anche questa volta tutto si risolverà con l’invio dei soliti contingenti “di pace” dei quali le nostre donne-soldato dovrebbero essere il fiore all’occhiello. Ipotesi del tutto improbabile perché un conto è fare una gita a piazza di Spagna (decreto sicurezza) e un altro è andare a dissuadere una grande potenza armata fino ai denti. 27 agosto 2008
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di domenico camodeca
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