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articolo di Dott. Enrico Prosperi

anno 3 - numero 38 - edizione 2006 - del 23/10/2006
La prima impressione

'L’abito non fa il monaco” recita un noto proverbio, eppure quante volte c’è capitato di giudicare una persona basandoci esclusivamente sulla 'prima impressione?” Al supermercato, in una sala d’attesa, ad una festa, in coda all’ufficio postale, ogni volta che entriamo in contatto con qualcuno, insomma, si attiva immediatamente quel processo innato che ci porta ad emettere 'sentenze” alle volte irrevocabili. Infatti, se ci pensiamo, una volta che abbiamo costruito la nostra 'opinione” su quell’antipatico commesso o su quella brava persona della portiera, sarà difficile attivare il processo inverso, cioè quello della disconferma dei nostri eventuali pregiudizi, poiché andremo sempre alla ricerca, nell’osservazione dell’altro, degli...

'L’abito non fa il monaco” recita un noto proverbio, eppure quante volte c’è capitato di giudicare una persona basandoci esclusivamente sulla 'prima impressione?” Al supermercato, in una sala d’attesa, ad una festa, in coda all’ufficio postale, ogni volta che entriamo in contatto con qualcuno, insomma, si attiva immediatamente quel processo innato che ci porta ad emettere 'sentenze” alle volte irrevocabili. Infatti, se ci pensiamo, una volta che abbiamo costruito la nostra 'opinione” su quell’antipatico commesso o su quella brava persona della portiera, sarà difficile attivare il processo inverso, cioè quello della disconferma dei nostri eventuali pregiudizi, poiché andremo sempre alla ricerca, nell’osservazione dell’altro, degli atteggiamenti che possano avvalorare l’esattezza del nostro giudizio. 'La prima impressione è un processo con cui dobbiamo inesorabilmente convivere. Anzi, chi afferma di esserne esente è proprio colui che viene maggiormente influenzato da essa”. (P.Meazzini) Ci bastano pochi secondi per decidere se qualcuno c’ispira fiducia, se è affascinante e questi giudizi primari sono difficilmente influenzati dalla nostra parte razionale. Il nostro comportamento influisce, inoltre, sul comportamento dell’altro, confermando così, le nostre ipotesi iniziali. Se, ad esempio, osserviamo, in una festa, una persona sconosciuta e la giudichiamo antipatica, nell’eventualità di una sua presentazione è probabile che il nostro atteggiamento sarà difensivo, freddo, poco propenso all’apertura, ed è ragionevole che il nostro interlocutore reagisca con altrettanta freddezza o antipatia. Viceversa se il nostro giudizio iniziale è di simpatia, quasi certamente durante il primo incontro mostreremo un sorriso che sarà, inevitabilmente, un invito per l’altro ad essere più aperto. 'Decidiamo molto velocemente, infatti, se una persona possiede quei tratti che per noi sono importanti, come la simpatia e la competenza, anche senza averci scambiato una parola” sostiene lo psicologo Alex Todorov dell’Università di Princeton. Grazie a questo 'effetto alone” possiamo prendere autentiche cantonate supervalutando individui immeritevoli o evitando persone davvero in gamba. Cosa fare, allora, della 'prima impressione”? Fidarsene acriticamente o diffidarne in modo paranoico? Il tempo e la conoscenza dell’altro possono essere la cartina di tornasole per comprendere se quel primo giudizio sia stato illusorio o legittimo, aiutandoci a sviluppare una rappresentazione mentale più generale e complessa della persona. 'Chi sa se puoi, chi sa se vuoi e se sai capire un po’ di questa faccia…” sono alcuni versi della canzone di Paolo Conte Il miglior sorriso della mia faccia che spiegano bene come, per capire davvero l’altro, serve non solo il tempo e la pazienza ma anche la volontà.