ANNO 5 - NUMERO 54 - EDIZIONE 2009 - DEL 12/10/2009
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«La conoscenza è sempre un avvenimento»: questo il tema della trentesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli.
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Don Giussani: un uomo che ha combattuto il comunismo, un grande educatore che ha parlato a migliaia di giovani e che ha saputo far applicare i valori fondamentali del Cristianesimo alla vita lavorativa. Sono questi alcuni dei concetti che sono stati testimoniati da importanti personalità presenti al Meeting 2009.
Secondo lei quale è il messaggio più profondo che Don Giussani ha dato a noi giovani?
On. Maurizio Lupi, Vice Presidente della Camera dei Deputati: “Si può sintetizzare tutto nella frase che Don Giussani ha sempre citato di Giovanni Paolo II, “la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza” e cioè l’idea che l’uomo è una grande cosa e che la giovinezza è il desiderio di cercare il senso e il significato della vita e che la realtà va comunque affrontata e nella realtà c’è tutto, basta essere veri e cercare di non spegnere la domanda.”
Più storiografico è, invece, l’approccio di Aldo Cazzullo, scrittore e giornalista del Corriere della Sera, il quale afferma: “L’insegnamento più importante per i giovani, a mio avviso, è una risposta all’egemonia del marxismo sulla cultura giovanile, ma anche all’individualismo sfrenato. Don Giussani ci insegna che non si può essere felice ciascuno per proprio conto, ma che occorre stare tutti insieme perché la politica non può essere una scorciatoia, l’approccio siamo noi e la ricerca.”
Don Massimo Camisasca, il grande allievo, amico e biografo di Don Giussani pensa, invece, che “non c’è nessun male, nessuna avversità e nessun problema che sia più grande della misericordia di Dio”. Per l’onorevole Gustavo Selva (PDL), il messaggio più profondo è quello “ di avere coraggio di professare la loro fede (dei giovani, ndr) e le loro idee di liberazione dagli inganni che sono stati perpetrati  per decenni  nell’ambito delle scuole, quindi questa è l’opera di verità migliore che, attraverso la lettura del libro, ancora oggi Don Giussani permette.”
Per finire, l’opinione di Oscar Giannino, che afferma: “per me è stato il più grande educatore in Italia. Questo si evince dai resoconti delle lezioni tenute per decenni da Don Giussani presso le scuole di comunità. Don Giussani ha fatto riscoprire, attraverso il concetto di appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione la capacità di sapersi amare, che veniva dall’amore per il Cristo e, in secondo luogo, che questo risultato poteva essere conseguito soltanto attraverso l’appartenenza al movimento e la contestuale adesione all’amore per il Cristo: quindi è nel Fatto di tutti i giorni che Don Giussani ci insegna il Senso Religioso, ovvero l’amore assoluto per il Cristo. Si vede la straordinaria qualità di educatore di Don Giussani il quale, nel porre a ciascuno dei singoli partecipanti le varie tematiche, permetteva il vero approfondimento e la vera comprensione del Messaggio. 
Da questi e da altri interventi al Meeting 2009 appare evidente l’attualità, la positività ed i grandi stimoli dell’insegnamento dell’educatore Don Giussani, entrato a pieno titolo sia nelle menti che nei cuori di queste grandi personalità.
 Grande partecipazione e interventi di qualità al Meeting dell’amicizia dei popoli 2009: tra i partecipanti più attivi, abbiamo incontrato il sindaco Alemanno al quale abbiamo posto alcune domande.
“Che consiglio può dare ai giovani ragazzi che vorrebbero fare esperienza politica? Non trova che –oggi- sia riservata a poche persone adulte e quindi sia un po’ chiusa la strada ai giovani per impegnarsi politicamente ad un certo livello?”
“Indubbiamente l’indebolimento delle strutture di partito crea problemi da questo punto di vista che sono sempre state delle fucine, dei luoghi di formazione e reclutamento delle classi dirigenti. Però noi puntiamo proprio sul rilancio della struttura del PDL e della struttura giovanile, come nel caso nostro, proprio per dare un canale chiaro, che non sia un canale di tipo professionale ma un canale che porta dalla militanza, ed eventualmente permetta un impegno più totalizzante.” 
Parlando del Meeting e dei concetti più importanti del suo fondatore, Don Giussani, viene spontaneo chiedere:
“E’ di ostacolo oppure no il suo essere Cattolico con la sua missione in politica?”
“No è il fondamento. Nel senso che oggi, superate le ideologie, è il Senso Religioso che può dare la motivazione più compiuta all’impegno politico.”
“Nel suo programma futuro a favore della città di Roma è prevista un ulteriore agevolazione per la costruzione di nuove chiese nelle periferie?”
“Stiamo sempre lavorando con la Diocesi di Roma per fare in modo che tutte le richieste e le nuove necessità di luoghi di culto possano trovare risposta, sia dal punto di vista urbanistico, sia dal punto di vista delle agevolazioni di tutte le procedure relative all’aspetto economico. C’è una collaborazione strettissima perché la creazione di chiese sul territorio non è solo un fatto religioso ma ha anche una fortissima valenza dal punto di vista della aggregazione sociale.”
 Al meeting 2009 erano presenti anche due personalità che hanno saputo far emozionare, sorridere e pensare il pubblico, entrambi giornalisti e scrittori, quali  Mario Calabresi ed Antonio Socci, ai quali abbiamo rivolto alcune domande.
Lei pensa che nella vita lavorativa, la verità intesa come notizia “scomoda” va divulgata anche se si può rischiare la vita?
Antonio Socci:” Il dovere professionale, ovviamente, dipende anche dal tipo di notizia che è, perché può essere anche una notizia che anziché la pubblicazione magari richiede una denuncia, oppure che è sproporzionata al rischio della vita. In generale esiste un principio, che è quello di testimoniare ciò che si viene a conoscere, ma comunque la vita personale  ha un gran valore.
Diversa è l’opinione di Calabresi che sostiene:” La vita ha un valore fondamentale. Io penso questo: non esiste prima che si cominci a raccontare qualcosa come una verità scomoda o pericolosa; nella vita ci sono posti, momenti e luoghi in cui per fare la propria ricerca giornalistica si finisce per trovare storie pericolose, ma altrettanto importante è amare sempre il proprio lavoro o quello che si fa: è questo che ci fa andare avanti.”
Quale è  secondo lei l’insegnamento che alcuni giornalisti, come la Fallaci , che ha rischiato la vita pur di scrivere la verità, hanno dato a noi giovani?
Socci:“ Nel caso della Fallaci, secondo me, una cosa molto interessante è che non bisogna avere paura di andare contro corrente, affermare cose che si riconoscono vere con coraggio, anche se dire quello ti scredita o ti mette contro i potentati mediatici o la gran parte dell’opinione pubblica: di non aver paura di essere conformista.
Calabresi invece afferma che: “l’insegnamento ci viene dato da tanti giornalisti, alcuni anche oscuri, che hanno fatto il loro lavoro ogni giorno cercando di raccontare le cose fuori dai pregiudizi, non in modo ideologico, ma con curiosità, ma soprattutto di comprendere ciò che hanno visto.”
di Miriam Ruggiero
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