Addio Umberto Eco, ci lascia uno dei pilastri della cultura italiana

Umberto Eco

Umberto Eco raggiunse la fama di scrittore mondiale con ‘Il nome della rosa‘, soprattutto grazie alla versione cinematografica dell’avvincente romanzo giallo-storico, realizzata da Jean-Jaques Annaud nel 1986 e interpretata meravigliosamente da Sean Connery (Guglielmo sa Baskerville) e Christian Slater (Adso da Melk), nel ruolo dei due monaci-investigatori. Ma se ‘Il nome della rosa‘ assurse al rango di grande film è soltanto perché alla base vi era un grande romanzo. L’impronta che Umberto Eco ha saputo dare alla cultura italiana letteraria negli ultimi trent’anni durerà anche ben dopo la sua scomparsa.

Umberto Eco si è spento questa notte dopo una lunga battaglia contro il cancro all’età di 84 anni, autore assai prolifico: ‘La misteriosa fiamma della regina Loana‘, ‘Il pendolo di Focault‘, ‘Il cimitero di Praga‘, ‘Baudolino‘, solo per citarne i più famosi. La sua letteratura si basa primariamente sulla semiotica, lo studio dei segni e dei simboli attraverso il linguaggio. Umberto Eco era affascinato dal lato insondabile dell’alchimia e della filosofia medievali, lo sua narrazione era spesso un esercizio intellettuale, uno sforzo mentale alla comprensione e alla spiegazione di fatti che spesso trascendono dalla nostra comprensione. Ma in lui spesso l’omicidio aveva un ruolo chiave, era una porta per addentrarsi verso dinamiche interiori, non per sondare le dinamiche di una psicologia contorta, ma la chiave per accedere verso altre conoscenze, che spesso esigevano il gesto più estremo.

Umebrto Eco nacque nel 1932 ad Alessandria, nel 1952 si laureò in filosofia all’Università di Torino, ma la sua ricerca filosofica volse sempre lo sguardo alla semiotica e tramite essa divenne nel 1971 il primo professore di semiotica all’Università di Bologna. Divenne anche membro dell’Oxford University e della Columbia University e di molti altri prestigiosi circoli culturali nel mondo, vincendo anche parecchi premi nella sua lunga carriera. Gli ultimi scritti, come ‘Numero zero‘, pubblicata lo scorso anno, però sembrano più interessati alla politica globale e italiana, alla critica verso Berlusconi la sua politica e la sua ascesa fin dai primi anni ’90.

Vogliamo concludere con alcune delle sue parole sulla cultura in Italia ed il ruolo che l’intellettuale svolge nei confronti del potere.
C’era una paura dell’intellettuale come critica al potere, e in questo senso c’era uno scontro tra il mondo intellettuale e Berlusconi… Ma l’Italia non è un paese intellettuale. Nella metropolitana di Tokio tutti leggono. In Italia non lo fanno. Non stimate l’Italia per il fatto che essa ha prodotto Raffaello e Michelangelo.
E adesso con la sua dipartita quella stima è destinata a scendere ancor più.

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