Autobomba esplode ad Ankara: il bilancio gravissimo 28 morti e 61 feriti

Ankara

Almeno 28 persone sono morte e 61 sono rimaste ferite dopo che un’autobomba è esplosa vicino ad alcuni veicoli che trasportano militari tra le strade di Ankara, la capitale della Turchia.
L’esplosione ha colpito il convoglio militare mentre stazionava vicino alla sede del parlamento e ad alcuni edifici militari di Ankara. Gli autobus che trasportavano i militari sono stati attaccati durante l’attesa ad un semaforo ad un incrocio, secondo le informazioni rilasciate dall’esercito turco, che ha definito l’attacco “spregevole e vile“. Il Vice Primo Ministro turco, Bekir Bozdag, ha definito la grave strage per quel che è: un semplice e puro “atto di terrorismo“.
Ankara
Non è chiaro chi ci sia dietro l’attentato, nessun autore ancora sembra averlo rivendicato ufficialmente, le ipotesi sono varie: ribelli curdi; il gruppo dello Stato islamico e un gruppo estremista di sinistra hanno compiuto attentati negli ultimi mesi in Turchia, piazzandosi tutti come potenziali autori della strage.
I funzionari di stato turco hanno detto che sette pubblici ministeri hanno ricevuto l’incarico di indagare sull’attacco, descritto come “ben pianificato“.

Anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha condannato con forza l'”attacco terroristico” e ha inviato le sue “più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e al popolo turco“.
Il segretario ha detto inoltre che non ci può essere alcuna giustificazione “per tali atti orribili” e che “gli alleati della NATO stanno spalla a spalla nella lotta contro il terrorismo.”
L’attacco di mercoledì arriva infatti in un momento teso per la pace interna turca, dal momento che il governo di Ankara sta affrontando una situazione difficile contro i ribelli curdi. Le forze di sicurezza turche sono state impegnate negli ultimi mesi in operazioni su larga scala contro i militanti curdi nel sud-est del paese, imponendo il coprifuoco nelle aree Flashpoint, comportando anche lo sfollamento di migliaia di civili dalle zone di guerra.

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