Caso Regeni, l’Egitto continua a negare: “Colpa di gente malvagia”

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Muro contro muro

Fase di stallo tra Egitto ed Italia in seguito al rifiuto de Il Cairo di fornire i tabulati telefonici utili alle indagini sulla morte del giovane ricercatore. Gli egiziani hanno assicurato la validità della loro collaborazione, sostenendo però secondo la loro costituzione non è possibile rendere note informazioni sulla privacy dei cittadini, con l’Italia che per tutta risposta ha interrotto i colloqui e ritirato l’ambasciatore italiano da Il Cairo e promesso ulteriori provvedimenti. Dall’Egitto sorpresa e fastidio per la reazione italiana, con la versione dei fatti che secondo il premier Al Sisi, è sempre ricollegabile all’omicidio ad opera di briganti o assassini di strada: gli investigatori italiani propendono invece per la pista dei servizi segreti locali che in combutta con la Polizia Criminale avrebbe messo sott’occhio Regeni a causa dei suoi interessi scomodo ordinando il suo rapimento, degenerato nell’omicidio.

E’ tutta colpa dei media e delle “false” notizie?

Sotto accusa da parte di Al Sisi, l’operato dei media sulla vicenda: “Dall’inizio della vicenda – ha dichiarato – alcuni di noi hanno accusato gli apparati di sicurezza attraverso i social network e molti di noi hanno preso per buone queste notizie. Chi fa il giornalista – ha aggiunto – deve avere fonti, deve fare ricerche. Dobbiamo stare attenti a menzogne e accuse trasmesse e pubblicate, da parte di persone attorno ai noi, noi egiziani. Siamo noi che abbiamo creato questo problema per l’Egitto. Siamo noi – ha ribadito – che abbiamo creato il problema per l’Egitto dell’uccisione del giovane italiano. Voglio dire che stiamo affrontando questo problema nel modo più trasparente.

Le rassicurazioni egiziane

Voglio ricordare che il procuratore generale sta seguendo di persona le indagini, questo significa che il caso è in cima all’agenda dell’autorità giudiziaria. Gli inquirenti italiani siano con noi e partecipino a tutti gli sforzi che si fanno. Perché stiamo prestando la massima attenzione al caso Regeni? Perché l’Italia è stata il primo Paese a stare dalla nostra parte dopo la rivolta del 30 giugno”.

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