Terrorismo, sospetti fermati in Italia. Pronto un attentato a Roma

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Cellule pericolose. Addirittura una coppia con due bimbi piccoli, tra i sospettati in un’operazione congiunta Ros-Digos, che ha portato all’arresto di molti residenti, considerati vicini all’Isis e quindi pericolosi, nel nostro Paese. Sono sei in totale finiti in manette nel blitz tra Lombardia e Piemonte. Tutto è partito, dopo aver ascoltato alcune intercettazioni ambientali, nelle quali, i sospettati, appunto, parlavano, spesso in codice, di realizzare diversi attentati nel cuore dell’Italia, presumibilmente nella Capitale o comunque in Piazza San Pietro. Nel mirino sicuramente Città del Vaticano, meta di pellegrini ed in questo momento al centro del mondo religioso, visto il Giubileo indetto nei mesi scorsi da Papa Francesco. Proprio quei fedeli, che stando alle telefonate tra i fermati, sarebbero “nemici” dichiarati dell’Islam e per questo assolutamente da combattere.
Lupi solitari. Così vengono definiti dalle forze dell’ordine, gli uomini e le donne che si aggirano indisturbati per le strade e le piazze della nostra Penisola, con in mente, chissà quale attentato da compiere. Ed anche gli arrestati facevano parte del “branco” nero del Califfato, accusati tutti di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Tra questi un giovane marocchino, seguito già da un po’ dagli uomini dei reparti speciali italiani, per aver postato spesso sui social immagini inneggianti alla “guerra santa” ed al “martirio islamico”, residente nei dintorni di Varese, fratello di un altro foreign fighters, espulso nel 2015 dall’Italia e poi morto in Siria, dopo aver combattuto tra le fila dell’esercito dell’Isis;  la coppia, invece, con due bimbi ancora piccoli, era stabilmente in provincia di Lecco e la donna era di chiare origini italiane, poi convertita all’Islam cambiando così generalità e facendo perdere le proprie tracce a parenti ed amici.
Il pugile “sospetto”. Tra i fermati anche una giovane promessa del pugilato marocchino. Moutharrik, conosciuto tra gli appassionati del ring e dei guantoni. Proprio lui era uno snodo importante per lo scambio di informazioni tra simpatizzanti del califfato e “combattenti” mandati al fronte, soprattutto in Siria. Il pugile, al di sopra di ogni sospetto, stava, come gli altri, progettando un pericoloso attentato a Roma ed aveva, pare, chiesto più volte rinforzi all’esercito nero.

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