Veneto, allarme inquinamento delle acque: a rischio 250mila persone

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“Terra dei Fuochi” del Nord Uno studio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità conferma che le acque delle falde acquifere di alcune zone del Veronese, del Vicentino e del Padovano sono inquinate da diverse sostanze chimiche utilizzate dalle stesse industrie per rendere impermeabili tessuti e rivestimenti. Nell’occhio del ciclone sono finiti quei territori compresi tra i comuni di Brendola, Montecchio Maggiore, Lonigo, Sovizzo e Sarego in provincia di Vicenza; mentre, al confine, con questi, ma ancora in margine di sicurezza, ci sono i comuni di Dueville, Fontaniva, Mozzecane, Loreggia, Treviso e Resana. Allarme tossico! Ma non finisce qui, tracce di sostanze tossiche, secondo esami specializzati, sono stati rinvenuti nel sangue di 250 mila veneti. Le notizie diffuse destano molta preoccupazione tra i cittadini. I test del sangue disposti dalla stessa Regione su un campione di 507 residenti hanno confermato che le percentuali di Pfas sono sei volte superiori rispetto alla norma. I Pfas, secondo le ricerche effettuate possono causare le seguenti patologie: colesterolo alto – impertensione – effetti negativi sui reni – alterazione dei livelli di glucosio nel sangue – patologie della tiroide e per gli individui più esposti, tumore del rene e del testicolo. La sanità veneta si è rivolta all’Organizzazione mondiale della Sanità e all’Iss mettendo in atto un piano di monitoraggio epidemiologico e osservazione. In pratica, gli individui a rischio saranno sottoposti regolarmente ad una routine di analisi del sangue in modo tale da testare gli enzimi del fegato, dei reni e reagire ad alcuni marketer tumorali.
Inquinamento storico Il problema parte, come ben si sa, da molto lontano. Tuttavia la mina vagante è costituita proprio dalle acque inquinate nel sottosuolo che si muovono, e in assenza di interventi, c’è il rischio che potrebbero raggiungere il Polesine. Per questa ragione che il governatore ha deciso di chiedere al Governo di bonificare il territorio vicentino  con le stesse modalità analoghe adottate per le zone avvelenate di Porto Marghera. Il primo allarme inquinamento risale al 2013 e la Regione aveva cercato di far fronte al problema installando dei filtri negli acquedotti in modo da eliminare le sostanze nocive. I filtri installati hanno sicuramente migliorato la situazione, ma i controlli sanitari continuano sulla popolazione.

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