La Pensione con quota 97,6 anche nel 2021, platea e requisiti

pensioni usuranti

È dal 2011, cioè dall’avvento della legge Fornero che una misura che consente di uscire dal lavoro già con 61 anni e 7 mesi di età è stata profondamente revisionata.

La riforma delle pensioni partorita dal governo Monti/Fornero, oltre a stabilire criteri di accesso più pesanti per i pensionati, ha previsto uno scivolo previdenziale per i lavoratori addetti alle mansioni usuranti.

Ed al fine di tutelare questi lavoratori che sono addetti ad attività particolarmente faticose e logoranti, ha revisionato una particolare misura di anticipo pensionistico. Parliamo naturalmente della pensione usuranti, che con l’avvento del decreto legislativo 67/2011 ha una tutta sua disciplina che consente di anticipare l’età pensionabile.

Quando parliamo di lavoro usurante non bisogna fare confusione rispetto al lavoro gravoso, che riguarda altre categorie di lavoratori ed altre misure previdenziali (Ape sociale e quota 41 precoci).

Lavoro usurante, a chi si rivolge la pensione anticipata?

La pensione anticipata  per i lavori usuranti è appannaggio di lavoratori dipendenti del settore privato e del pubblico impiego (non per i lavoratori autonomi). In altri termini, lavoratori che hanno svolto durante la loro carriera, una delle attività previste dalla normativa vigente su questa misura. Le tipologie di attività usuranti sono le seguenti:

  • Lavoratori alle prese con attività in galleria, cava o miniera;
  • Lavoratori alle prese con attività svolte con esposizione alle alte temperature;
  • Lavoratori alle prese con attività svolte in cassoni ad aria compressa;
  • Lavoratori alle prese con attività riguardanti bonifica ed asportazione dell’ amianto;
  • Lavoratori alle prese con la lavorazione del vetro cavo;
  • Lavoratori alle prese con attività svolte in spazi ristretti;
  • I palombari;
  • Lavoratori alle prese con attività svolte su turni e sulla linea a catena;
  • Autisti dei mezzi di trasporto con massa a pieno carico superiore a 9 persone.

Per i soggetti impegnati nella linea a catena occorre fare una precisazione, al fine di delimitare meglio la platea dei potenziali aventi diritto.

Infatti la normativa nello specifico e letteralmente sottolinea che: “la misura riguarda esclusivamente quei lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro indicati nell’elenco n. 1 contenuto nell’allegato 1 allo stesso decreto legislativo 67/2011”.

Tra le categorie a cui si applica lo scivolo usuranti, anche i lavoratori cosiddetti notturni. Si tratta di lavoratori alle prese con attività che vengono svolte nella fascia oraria che va dalle 24:00 alle 05:00.

Per i lavoratori notturni occorre rispettare determinate e circoscritte condizioni che determinano l’accesso allo scivolo pensionistico per i seguenti soggetti:

  • Lavoratori che hanno la loro attività svolta dalle 24:00 alle 05:00 per almeno 64 giornate lavorative all’anno;
  • Lavoratori che svolgono attività per almeno 3 ore al giorno tra le 24:00 e le 05:00, per tutto l’anno lavorativo.

Pensione usuranti, le condizioni da rispettare

Per avere diritto alla pensione anticipata in regime lavoro usurante occorre che tali attività siano state svolte per la metà della vita lavorativa, o al massimo per 7 degli ultimi 10 anni di carriera. La misura è una rivisitazione del sistema previdenziale a quote, dove oltre all’età anagrafica ed alla contribuzione previdenziale è necessario centrare una determinata quota.

I lavoratori alle prese con i cosiddetti lavori usuranti possono andare in pensione con 35 anni di contributi, una età minima pari a 61 anni e 7 mesi ed il contestuale perfezionamento di quota  97,6.

Quindi, età e contribuzione sono solo le due soglie minime per poter accedere alla prestazione, ma ciò che la rende effettivamente fruibile è la quota. In pratica, sommando età e contributi serve un 0,9 di quota in più (in pratica mesi), che può essere recuperata anche con le frazioni di anno, sia sull’età anagrafica che sui contributi previdenziali.

Un esempio chiarirà meglio la situazione. Un lavoratore con 61 anni e 10 mesi di età e con 35 anni e 6 mesi di contribuzione può rientrare nella misura, perché ha quota 97,6 completata (61,10 + 35,6).

Se invece il lavoratore ha 61 anni e 2 mesi di età e 36 anni e 4 mesi di lavoro, pur centrando quota 97,6, non potrà lasciare il lavoro perché non ha raggiunto l’età minima pensionabile di 61 anni e 7 mesi.

Allo stesso modo, un lavoratore che ha 61,9 anni di età e 35,2 mesi di contributi, anche se ha raggiunto entrambi i requisiti, verrà escluso. Ok per i requisiti anagrafici e contributivi, ma senza aver completato la quota 97,6 (61,9 + 35,2 = 97,1).

Pensione usuranti e lavoro notturno, come si calcola la quota

Per il lavoro notturno invece, la quota e pure l’età pensionabile cambiano in base alle giornate annue di lavoro svolte nella fascia oraria tra le 24:00 e le 05:00.

Quota 97,6 ed uscita a 61,7 anni di età e con 35 anni di contributi, per i lavoratori notturni, sono condizioni che riguardano chi svolge per 78 giornate di lavoro per anno, per 6 ore tra le 24:00 e le 05:00. In alternativa, per rientrare nella misura occorre svolgere per tutto l’anno di lavoro, attività per almeno 3 ore in questa fascia oraria.

Se il lavoro notturno è svolto per meno di 78 giorni l’anno, età pensionabile e quota da centrare cambiano.

Se l’attività notturna è svolta per almeno 64 e fino a 71 giorni all’anno, serve centrare la quota 99,7 ed avere una età pari a 63 anni e 7 mesi. Se l’attività notturna è svolta per almeno 72 e fino a 77 giorni all’anno, serve centrare la quota 98,7 ed avere una età pari a 62 anni e 7 mesi.

Lavoro notturno, interventi normativi recenti

Per usuranti nel senso stretto del termine e per i notturni, una recente modifica normativa ha previsto che la misura non si adeguerà alle aspettative di vita fino al 31 dicembre 2026 e pertanto i requisiti prima descritti resteranno tali fino a quella data.

Inoltre, si è deciso di ha cancellare il meccanismo delle finestre mobili. Infatti la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento dei requisiti. Prima invece bisognava attendere 12 mesi per i lavoratori dipendenti e 18 mesi per i lavoratori autonomi.

Il beneficio per i lavoratori alle prese con queste particolari attività come detto si rivolge solo ai lavoratori dipendenti. Per gli autonomi però c’è una possibilità.

Infatti alla pensione in regime usuranti possono accedere pure i lavoratori dipendenti che cumulano la contribuzione da lavoro dipendente, con quella versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi. In questo caso però, età pensionabile e quota da raggiungere salgono rispettivamente di un anno esatto e di un punto quota esatto.

Domanda di pensionamento in regime lavoro usurante, come si fa?

Per la domanda di pensione per usuranti la modalità è diversa dalle altre misure pensionistiche vigenti. Difatti, come si legge nella scheda informativa della misura, presente sul portale istituzionale dell’Inps, “la domanda di accesso al beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate alla competente struttura territoriale dell’Istituto entro il 1° marzo dell’anno di perfezionamento dei requisiti agevolati”.

Questo vuol dire che per chi centrerà questi requisiti entro la fine del 2021, occorrerà presentare domanda di certificazione del diritto alla pensione entro il prossimo mese di febbraio. Poi, una volta raggiunti i requisiti prescritti e la relativa quota, occorrerà presentare all’Inps domanda di pensionamento vero e proprio.

Le modalità di presentazione sono quelle telematiche, sia per l’istanza di accesso che per la domanda di pensione vera e propria.

Pertanto, o si utilizzano i canali dei Patronati o dei soggetti accreditati all’Inps per l’assistenza ai richiedenti, o si utilizza il “fai da te”. In quest’ultimo caso, occorre avere le credenziali di acceso ai servizi telematici dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Al riguardo va detto che il Pin dispositivo Inps non viene più rilasciato dall’Istituto dallo scorso primo ottobre 2020. Per chi ne ha uno attivo, fino alla fine del periodi di transizione che l’Inps ha previsto prima della cancellazione definitiva del Pin dispositivo, questo può essere utilizzato ancora, anche per la domanda di pensionamento e di certificazione dello scivolo per lavori usuranti.

La stessa facoltà però è ammessa per i possessori di Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), Cie (Carta di Identità Elettronica) e Cns (Carta Nazionale dei Servizi).

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