Internet rilancerà le comunità montane

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Internet è il presente e il futuro delle scuole: basta fare didattica a distanza per evitare contagi. Analogamente, il web rilancerà le comunità montane. Sentiamo Marco Bussone, numero uno Uncem, l’Unione nazionale delle comunità e degli enti montani: obiettivo, la sopravvivenza delle comunità montane, 3.850 Comuni, la metà dei centri italiani, il 54% del territorio, otto milioni di abitanti che rappresentano 13 punti di Pil. Così dice a repubblica.it.

Occorre il digitale: serve un patto nuovo tra imprese delle telecomunicazioni ed Enti locali che colmi le sperequazioni territoriali. Si parla di gap digitale, di digital divide: divario ditigale. Fra il Nord Europa dei Paesi frugali e l’Italia delle comunità montane. Il piano banda ultralarga, previsto nella legge sui Piccoli comuni, è in ritardo di due anni. Così, 5 milioni di italiani non vedono i canali Rai. Sono 1.200 i Comuni in Italia nei quali si registrano problemi con uno o più operatori di telefonia mobile.

Dopo il Covid, tutti gli italiani hanno capito che c’è un altro modo di vivere e di lavorare è possibile. Lo smart working è una incredibile opportunità di sviluppo lontano dalle città metropolitane. Forse, aggiungiamo noi, il Governo è lento nel recepire le istanze di modernità in fatto di obbligo di smart working. E possibilità di didattica a distanza.

Lavorare a distanza può ricollocare la montagna su mercato. Senza dimenticare telemedicina e teleassistenza, ma anche Internet delle cose per gestioni forestali 4.0 come per l’agricoltura in pianura. E servizi smart per la pubblica amministrazione. Ma poi, ecco la conclusione amara di Bussione. C’è una domanda retorica molto triste: come si può pensare allo sviluppo se poi manca la connessione a Internet e già telefonare diventa un’impresa? Dovrebbe rispondere il Governo Conte.

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