Segreto bancario: cade l’ultimo velo

segreto bancario

Segreto bancario: cade l’ultimo velo. Prima l’Agenzia delle Entrate, poi la la Guardia di finanza, quindi i concessionari della riscossione. Adesso anche gli enti locali potranno accedere all’archivio dei rapporti finanziari. Obiettivo: rendere più efficiente la riscossione, anche coattiva, delle imposte di competenza. Chi non ha pagato in passato tasse agli enti locali, pagherà grazie alle “visure” degli enti locali stessi. Lo dice italiaoggi.it.

Morale: conti correnti, depositi e rapporti finanziari degli italiani sotto la lente. Il segreto bancario non c’è più.  Sta scritto nel maxiemendamento al decreto Semplificazioni 76/2020, anche se manca l’ok della Camera. Così, se il contribuente non ha segreti, il creditore può avere i soldi dal debitore più facilmente.

Debiti coi Comuni: tutto più facile per la riscossione

Uno straordinario assist del Governo a Comuni, Province, Regioni: per semplificare il processo di riscossione delle loro entrate, gli enti locali potranno accedere ai dati dell’anagrafe tributaria. Ma anche a quelli estremamente sensibili, contenuti nel più volte citato archivio dei rapporti finanziari. Così, si dilata a dismisura il numero dei soggetti in possesso di tali poteri. Vedremo le criticità per le necessarie autorizzazioni all’accesso e alla tracciabilità dei singoli funzionari abilitati ad acquisire ed estrapolare le informazioni.

Ma occhio: se i soggetti che possono mettere il naso lecitamente negli archivi bancari sono sempre di più, in parallelo sale la possibilità di truffe: più larghe le maglie, più ampia la platea di criminali che potrebbero introdursi nei dati sensibili. Dati relativi all’esistenza dei rapporti e alla loro intestazione, all’ammontare delle movimentazioni effettuate. E ai saldi iniziali, finali e intermedi di ogni singolo rapporto. Si apre un mondo enorme, per far sì che gli enti locali riescano a ripianare i debiti, fatti anche per costi della politica troppo elevati. Un’ulteriore apertura alle informazioni delicatissime su cui c’è parecchio da discutere, anche perché gli hacker hanno poderosi strumenti per penetrare nei database: massima allerta.

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