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Vertenze d’autunno: 120 dossier per 160.000 posti

Vertenze d’autunno: 120 dossier per 160.000 posti. Si annuncia una stagione bollente per il lavoro. Finite le vacanze, adesso il Governo Conte deve fare i conti con un’amara realtà. Che non si poteva rimandare all’infinito con la politica degli annunci e coi bonus a pioggia. Va detto che molti tavoli (circa 28) sono infatti aperti anche da 7 anni, perché sono situazioni che necessitano di un tavolo permanente per la criticità del settore. Circa 70 tavoli sono in corso da oltre 3 anni. Crisi che travolgono i settori più vari. Ci sono le crisi storiche come l’Alitalia, ma anche tante vertenze molto più piccole e meno note, oltre ai casi scoppiati più di recente con l’emergenza Covid. Occorre ricordare che si è riusciti a chiudere circa 10 vertenze, mettendo così in salvo 1.800 lavoratori.

C’è ogni comparto ideato dall’uomo: acciaio, alluminio, elettrodomestici, pellicole trasparenti, trasporti, alimentare. Resta fuori la politica, coi parlamentari a 13.000 euro/mese sicuri e puntuali. È un pacchetto di 120 vertenze, relative a situazioni di crisi quello che a settembre dovrà essere affrontato sui tavoli del ministero dello Sviluppo economico. Qui si gioca il futuro di 160.000 posti di lavoro. Da moltiplicare per i familiari. Vertenze d’autunno con conseguenze per mutui, prestiti. A catena, ci saran sofferenze bancarie.

Vertenze d’autunno: nomi pesanti

Embraco, ex Ilva, Air Italy, Alitalia, Betafence, Whirlpool, Embraco, Yokohama, Sider Alloys ed ex Alcoa. Nomi pesantissimi. Attività imprenditoriali dell’automotive, dell’elettronica, del sistema manifatturiero. Più l’indotto, ossia tutto quello che ruota attorno ai grandi: i medi e i piccoli che vivono di commissioni.

Attenzione anche alla rabbia, all’angoscia, all’inquietudine profonda di chi trema all’idea di perdere il lavoro durante le vertenze d’autunno. Al di là dei singoli casi (il ristoratore suicidatosi per debiti contratti prima del Covid), c’è una parte psicologica fondamentale che riguarda i lavoratori: la depressione post coronavirus. Coi soldi che non bastano e le tenebre di promesse mai mantenute.