100 lire del 1990: valgono davvero una fortuna?

100 lire

I miti e le leggende ti hanno sempre affascinato? Allora, qualora non lo avessi ancora fatto, dovresti avvicinarti al mondo della numismatica. Eh sì, tra le monete ereditate da genitori e nonni si possono nascondere dei veri e propri pezzi rari. Roba per cui gli appassionati più incalliti pagherebbe fior fior di euro pur di aggiungerle alla loro collezione. L’importante è avere una reale concezione di quale quotazione sia in grado di raggiungere un determinato modello. Andiamo per esempio a vedere le 100 lire del 1990. Secondo qualcuno valgono una fortuna. Ma è davvero così o si tratta un caso di cattiva informazione? Scopriamolo insieme. 

100 lire 1990: le ultime della specie

I ragazzi della generazione Z (cioè quelli nati dal 1997 in poi) le conosceranno a malapena. Eppure, le lire hanno rivestito un ruolo importante nella storia del nostro Paese. Di serie in serie, di decennio in decennio, hanno scandito le epoche più luminose e buie. Una specie di fedele compagno, sempre presente e da cui non ti separeresti mai. E in tanti non hanno saputo dirvi addio nemmeno quando, il 28 febbraio 2018, abbiamo definitivamente salutato il vecchio conio per entrare nell’euro. Fu un traguardo per gli europeisti, che hanno sempre sognato di vedersi materializzare l’unione monetaria.

Eppure, nella vita di ogni giorno c’è chi ancora oggi dubita che si sia presa la decisione giusta. Da qualunque parte si stia, le lire continuano a riservarci soddisfazioni. In tanti hanno conservato monete e banconote, per ragioni affettive. Ebbene, alcune di esse, mentre scriviamo, potrebbero valere una fortuna. Ne abbiamo spesso parlato e ne parleremo ancora. Stavolta intendiamo, nello specifico, occuparci delle 100 lire datate 1990. Da un punto di vista storico sono parecchio importanti, in quanto le ultime immesse dalla Zecca dello Stato prima della entrata in vigore dell’euro. 

Dal sogno alla realtà

Ecco perché c’è chi spera ardentemente di ritrovarsi fra le mani una sorta di gemma preziosa. In realtà, il valore si aggira sui 50 euro. In che modo riconoscere le più gettonate? In tutto e per tutto uguali agli esemplari classici, presentano un diametro notevolmente ridotto. La loro emissione terminò nel 1992. Una scelta presa “a furor di popolo” poiché le dimensioni minime tendevano a creare disagio.

Rappresentata la dea Minerva

Su una facciata è raffigurata una testa con alloro volta a sinistra; sul verso, invece, c’è la rappresentazione della dea Minerva. Nel 1990 ne furono realizzate in notevoli quantità, sulle 60 milioni di copie circa. Parte di esse riportano un errore: le cifre “99” di “1990” sono talmente chiuse che la data pari quasi trasformarsi in 1000. Chi le ha a casa, come già sopra spiegato, ha la possibilità di ricavarci una cifra pari a 50 euro. Si riesce a reperirle in Fior di Conio in quanto sono circolate poco fra la popolazione.

A un prezzo irrisorio sono proposte le unità coniate negli anni 1991 e 1992. Furono emesse ben 264 milioni di copie di tali monete aventi misura ridotta. Una tiratura eccessiva per considerarla una rarità. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.