Investire in oro: meglio i lingotti d’oro o le monete auree?

investire in oro

Investire in oro è sempre una prospettiva allettante e in tanti si interrogano se sia meglio comprare monete auree o lingotti. Entrambe le opzioni possono risultare più o meno convenienti in base alle oscillazioni del mercato, della tipologia che si intende acquistare, della portata dell’investimento e di molte altre variabili. Il successo di una operazione simile dipende perciò da una serie di fattori da conoscere e valutare con attenzione. 

Investire in oro: cosa significa in Italia

In Italia investire in oro significa compiere operazioni riguardanti i beni aventi una purezza non inferiore a 900 millesimi (ovvero un rapporto di almeno 900 parti di oro e 100 di metalli differenti). Se i lingotti e le monete rientrano in tale categoria – spiega Nadiaoro, da oltre 20 anni professionisti del settore – non si pagherà nulla in termini di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), al momento dell’acquisto. Né bisognerà versare tributi per il possesso. Difatti, a differenza di immobili o terreni, l’oro di proprietà non va dichiarato all’Agenzia delle Entrate. 

La prima sostanziale variazione tra le due alternative è il frazionamento del valore: abitualmente, i lingotti (pure di piccole dimensioni) contengono una maggiore quantità di oro rispetto alle monete, ragion per cui si prestano meglio ai grandi investimenti. Viceversa, date le dimensioni, il corrispettivo delle monete auree è frazionabile in micro unità, il che è senz’altro per i piccoli risparmiatori un vantaggio significativo. 

Capital gain

Qui è importante riprendere il concetto del capital gain, il nodo della questione: nel tempo la quotazione di monete e lingotti muta e possono pertanto generare un capitale alto, basso oppure medio. Ad ogni modo, in occasione della vendita il 26 per cento del totale conseguito sarà trattenuto dal fisco, perciò è opportuno calcolare l’andamento dei mercati e comportarsi di conseguenza, in modo da massimizzare la rendita. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.