Legge 104: è necessaria la dichiarazione degli altri familiari?

Legge 104

La Legge 104 stabilisce che il lavoratore dipendente, privato o pubblico, incaricato di assistere una persona affetta da invalidità in situazioni gravi, abbia diritto a beneficiare di tre giorni di permesso mensile retribuito, coperto, anche in maniera continuativa, da contribuzione figurativa. Per avervi accesso il personale presenta al datore la richiesta accompagnata dalla certificazione medica del familiare, indicando il grado di parentela, di essere l’unico ad occuparsene e di non averlo fatto ricoverare a tempo pieno. 

Legge 104: una pretese non conforme alla normativa

Spesso l’imprenditore o il dirigente richiede di accompagnare alla domanda le dichiarazioni degli altri familiari, dove deve emergere come non siano in grado di seguire il portatore di handicap per ragioni oggettive. In realtà, la pretesa non è conforme al quadro normativo. 

La legge attualmente in vigore (legge 183/2010 e D.Lvo 119/2011) introduce il concetto di “referente unico”. Come lascia facilmente intuire il nome si tratta dell’unico incaricato a prendersi cura del soggetto fragile. Oltretutto è bene ricordare che, ai fini del diritto di fruire delle misure, sono stati eliminati i requisiti e gli obblighi di convivenza, esclusività e continuità 

La legittimazione al godimento dei permessi per supportare una persona con grave disabilità compete al coniuge, ai parenti e agli affini entro il 2° grado. Rispetto alle precedenti disposizioni, la nuova norma ha espressamente menzionato il coniuge tra i titolari, dall’altro ha sancito la limitazione dei parenti ed affini entro il 2° grado.

Quando “entrano in gioco” i parenti e gli affini di terzo grado

Un’eccezione comunque esiste, nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona che ha bisogno di assistenza abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano, a loro volta, colpiti da patologie invalidanti. In tale scenario, ritenendo troppo oneroso o impossibile seguire direttamente l’individuo, la legge dà modo di ottenere il riconoscimento dei permessi pure ai parenti e agli affini entro il 3° grado. 

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