Licenziamento Coronavirus: quando è per giusta causa

Licenziamento coronavirus

Il datore è tenuto a garantire la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, secondo quanto sancisce la legge italiana. Cosa cambia con le normative anti Covid-19? In questi giorni molti dipendenti sono di rientro dalle ferie estive, ragion per cui l’argomento appare di stretta attualità. Ecco dunque la posizione di entrambe le parti e quando è ammesso il licenziamento del personale che ha contratto il Coronavirus.

Licenziamento Coronavirus: quando il datore può farlo per giusta causa

Oltre ai consueti doveri da ottemperare, l’imprenditore ha l’obbligo di rispettare i protocolli allegati al Dpcm in vigore. Ad esempio è suo compito far mantenere il distanziamento sociale minimo durante tutte le fasi di lavorazione e di permanenza nei locali d’impresa. Rientra nelle possibilità quella di misurare la temperatura corporea all’ingresso.

Non è ammesso, al contrario, eseguire test sierologici o esami equivalenti sulla persona del lavoratore e neppure chiedergli dove sia stato in vacanza. La normativa sulla privacy vieta, infatti, tali ingerenze nella riservatezza personale. Neppure il medico competente ha facoltà di comunicare al datore le specifiche patologie di cui sono affetti i lavoratori.

Sul versante opposto, il dipendente è tenuto a rispettare, in qualità anzitutto di cittadino, tutte le norme anti-Covid vigenti. Per esempio, deve restare a casa se ha la febbre oltre i 37,5 °C e comunicare al datore se è positivo al Covid-19.

Comunicare la positività è un obbligo

Aver contratto l’infezione senza renderlo noto al titolare dell’azienda costituisce un comportamento colpevole. Mette a rischio la salute dei colleghi ed integra un illecito disciplinare in quanto viola i principi di correttezza e buona fede. La condotta è da considerarsi grave e permette il licenziamento per giusta causa.

Diversamente la tempestiva comunicazione del contagio di rientro dalle ferie, se si rispettano i principi di correttezza e buona fede, non rappresenta di per sé motivo di licenziamento.

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.