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10 centesimi

Oltre 2000 euro per questa versione dei 10 centesimi di lire! Attenzione se ne avete conservate!

Abbiamo giusto iniziato ieri il nostro viaggio alla scoperta delle monete da 10 centesimi più preziose, risalenti al periodo Moderno, ovvero quello che va dal 1911 al 1945. Un periodo non facile, sotto tutti gli aspetti. I ragazzi e gli uomini partivano per il fronte, con le fidanzate o le mogli che speravano di poterli veder tornare.

In questo clima di incertezza (e di quasi eterno conflitto) le principali risorse erano convogliate all’industria bellica. Gli esemplari da 1 e 2 centesimi rischiarono così di sparire dalla circolazione, e più in generale i modelli di piccolo taglio in nichelio. Eppure, certi pezzi da collezione risalenti all’epoca esistono, tra cui i 10 centesimi Ape. 

10 centesimi Ape: aspetto

Prodotti nel 1919 sotto il regno di Re Vittorio Emanuele III, furono emanati fino al 1937. Sul dritto raffigurano la testa nuda del monarca che volge il suo sguardo a sinistra, mentre intorno è incisa la dicitura “VITTORIO EMANVELE III RE D’ITALIA”.

Lungo il bordo, sotto il collo, c’è spazio per la firma dell’autore A. Motti. Nel verso, invece, figura un’ape su un fiore che raccoglie il polline, da qui il nome affibbiato. Sulla destra il valore nominale e sotto il millesimo di conio.

L’effige della Zecca di Roma è inserita sotto la punta di una foglia a sinistra, mentre la firma di R. Brozzi è sulla destra, lungo il bordo. Di contorno liscio, diametro e peso rispettivamente pari a 2,5 mm e 5,4 g, la moneta ha una quotazione generalmente piuttosto bassa.

A meno che non si prenda in esame la prima serie, datata 1919, con rarità R e una tiratura di 986 mila copie. In tal caso il discorso si fa interessante perché dai 30 euro se molto bella (MB), la stima sale a 70 euro se bellissima (BB), 250 euro se splendida (SPL) e infine 750 euro se in Fior di Conio (FDC). 

La versione di prova

La versione di prova dei 10 centesimi Ape del 1919 ebbe la funzione di accertare gli effetti del nuovo conio e la resa sulle varie leghe. Difatti, sul verso è impressa, lungo il bordo inferiore, la scritta “PROVA DI STAMPA” o, in alternativa, sopra il millesimo di conio, solo la scritta “PROVA”.

La rarità arriva qui a R2 e R3. Stabilirne un prezzo risulta per questo complicato. Indicativamente, andiamo da un corrispettivo minimo di 1.000 euro a un massimo di oltre 2 mila euro. Naturalmente, lo stato di conservazione è uno dei fattori più rilevanti e maggiormente tenuti in considerazione dagli esperti.