Quando posso dare le dimissioni per stipendio non pagato? E che efficacia ha? Ecco le risposte

Stipendio non pagato

Difficoltà economiche (per non parlare di crisi vera), o la mancata correttezza del datore di lavoro, comportano talvolta una o più mensilità di stipendio non pagato. In tali circostanze come bisogna tutelarsi? In che modo il prestatore d’opera può porre rimedio ad una situazione non conforme ai doveri delle parti contrattuali?

Stipendio non pagato: quando costituisce presupposto dimissioni giusta causa

Qualora il committente non versi il corrispettivo concordato, esso costituisce certamente un presupposto valido per attivare le dimissioni per giusta causa (e senza obbligo di preavviso), oggi possibili esclusivamente in forma telematica. Ad ogni modo, tale modalità consente di ricevere l’indennità Naspi, ovvero di disoccupazione Inps, altrimenti non spettante in caso di giusta causa. Difatti, alla scelta del dipendente di andarsene occorre un inadempimento grave da parte del datore, che impedisca la prosecuzione del rapporto. 

Se fin qui era facile arrivarci, risulta più interessante capire entro quanto tempo l’impresa è tenuta a versare la busta paga nel conto corrente del personale. Si tratta di una questione spinosa, poiché la legge non dà ad oggi nessuna risposta esaustiva. Tuttavia, le interpretazioni della giurisprudenza – in riferimento a casi pratici – hanno stabilito alcune regole di riferimento e chiarito quando le dimissioni per stipendio non pagato hanno efficacia legale.

Dov’è indicato il termine

Nella fattispecie, la Corte di Cassazione ha indicato che il termine è solitamente incluso nel CCNL di categoria oppure anche nell’accordo individuale. Insomma, il contratto nazionale di categoria merita una accurata consultazione. In pratica, se il datore supera il limite temporale (è sufficiente un solo giorno), saranno considerate lecite le dimissioni per giusta causa con associata domanda di indennità Naspi.

La situazione si fa più complicata se manca una disposizione ad hoc nel CCNL, o nel contratto individuale. In compenso, la giurisprudenza fornisce linee guida chiare. Un’unica mensilità non saldata oppure il ritardo di un paio di giorni o poco più non costituiscono “grave inadempimento”. Pertanto, toccherà attendere un secondo stipendio non corrisposto. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.