Smart working: cosa accadrà dopo l’emergenza Covid?

ragazza lavora in smart working

Tra le conseguenze dell’emergenza sanitaria, lo smart working diventerà il “new normal” nel mondo del lavoro. Una grande azienda su due (51%) interverrà sugli spazi fisici al termine della pandemia, ampliandoli (12%), riducendoli (10%) o differenziandoli (29%), e appena l’11% tornerà ad esercitare l’attività come prima. Questo è quanto emerge nei risultati della ricerca dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, illustrata in occasione del webinare online “Smart Working il futuro del lavoro oltre l’emergenza”.

Smart working: gli scenari post Coronavirus

All’apice dell’emergenza lo smart working ha coinvolto la quasi totalità delle grandi imprese (97%) e delle pubbliche amministrazioni (94%) italiane e più della metà delle PMI (58%), per un totale di 6 milioni e 580 mila dipendenti, circa un terzo del totale e oltre dieci volte tanto i 570 mila censiti un anno fa. 

Nella ricerca si legge che ormai lo smart working è entrato a far parte della nostra quotidianità ed è destinato a restarci. Una volta rientrata l’emergenza sanitaria, è previsto che il 70 per cento delle grandi compagnie incrementerà le giornate di lavoro da remoto alla settimana, portandole mediamente da uno a 2,7. Il 65 per cento coinvolgerà maggiormente le persone nelle iniziative, il 42 per cento includerà profili prima esclusi, mentre il 17% modificherà gli orari di svolgimento delle mansioni. 

Lo scoppio della crisi ha accelerato una trasformazione del modello organizzativo che, normalmente, avrebbe imposto anni. La necessità ha dimostrato che lo smart working può riguardare un bacino potenzialmente molto vasto di operatori, purché i processi vengano digitalizzati e il personale sia in possesso di competenze adeguate nonché degli strumenti idonei, ha affermato il Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, Mariano Corso.

Adesso è secondo lui il caso di rivedere il lavoro, in modo da non disperdere l’esperienza acquisita durante questi mesi e per passare allo smart working vero e proprio, che deve prevede una autonomia e una flessibilità maggiore nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro. Fattori essenziali a spingere verso una responsabilizzazione maggiore sui risultati. Occorre porre al centro le persone con le loro singolarità, i loro talenti e le loro esigenze, pianificando programmi di formazione, coinvolgimento e welfare che sostengano gli individui ad esprimere al meglio il proprio potenziale. 

New Normal

Quindi ha preso parola Fiorella Crespi, Direttore dell’OSW. Nell’emergenza – ha dichiarato – si è acquisita in tempi rapidi consapevolezza del lavoro agile e c’è stato modo di sperimentarlo su vasta scala, anche se in una modalità anomala. Tuttavia, rileva un rischio: di trattarlo come un obbligo legislativo o un provvedimento temporaneo ed emergenziale. Si tratta, invece, di una storica opportunità che porterà verso un “New Normal”, con benefici non solamente nel lavoro, ma sull’intero ecosistema di territori, servizi e città. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.