Smart working: cosa dice la legge sui buoni pasto

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Il datore di lavoro non è sempre obbligato a riconoscere i buoni pasto al personale che svolge la propria attività in smart working. Durante gli ultimi mesi di emergenza sanitaria, le aziende sono ricorse sempre più a questa soluzione, per ovvie ragioni. La quarantena è stata una spinta al cambiamento, ma anche oggi e in futuro si usufruirà di tale modalità. 

Smart working buoni pasto: l’interpretazione del tribunale di Venezia

Ormai i moderni mezzi tecnologici hanno annullato i vincoli di eseguire le prestazioni in uno spazio e un tempo predefiniti. Da qui la domanda se l’imprenditore sia comunque tenuto nel concederlo come benefit. La risposta è negativa, salvo che uno specifico obbligo contrattuale lo preveda espressamente. Lo ha disposto il tribunale di Venezia, allineato ad altre opinioni analoghe già espresse dalla Corte di Cassazione. 

Secondo la giurisprudenza, quindi, i buoni pasto costituiscono un’agevolazione di carattere assistenziale connessa al rapporto lavorativo da un nesso puramente occasionale, non rientrante in senso stretto nel trattamento retributivo. Pertanto l’erogazione dei ticket può essere stabilita dal datore di lavoro in maniera unilaterale, in quanto non prodotto da un accordo sindacale. 

Non facendo strettamente parte della sfera retributiva, ne consegue che viene automaticamente meno pure l’obbligo di concedere i buoni pasto al personale che prestano servizio mediante lo smart working. Detto ciò, hano il diritto di godere di un trattamento normativo ed economico pari a quello complessivamente applicato nei confronti dei colleghi impegnati presso locali dell’impresa.  

L’eccezione riguarda la situazione in cui sia un obbligo riconosciuto dal committente per iscritto; sia contenuto nel regolamento aziendale, sia indicato in un contratto individuale o collettivo. Nel caso di regolamento aziendale, il datore ha la facoltà di modificarlo senza previo accordo con i sindacati o i lavoratori; purché non siano pattuite delle limitazioni, ad esempio sul suo periodo di validità. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.