Partita Iva inattiva: come funziona e quali sono le conseguenze per il titolare

Partita IVA

Purtroppo spesso capita che, per l’avvio di lavoro autonomo o attività d’impresa, si apra la partita IVA e poi rimanga a lungo “inattiva”. O che l’attività esercitata subisca un calo drastico fino a non essere più movimentata. In pratica, non sono più eseguite vendite e/o non sono più effettuati acquisti con essa. 

Perché avere una partita IVA inattiva

Il problema è avvertito soprattutto in questo periodo di profonda crisi. Cause di forza maggiore hanno fermato il regolare andamento dell’economia e ancora nessuno ha idea di quando tornerà un po’ di normalità. Ecco perché avere la posizione aperta rischia di apparire più come un fardello, se la cassa di riferimento prevede un contributo minimo.

Per il legislatore chiunque stabilisca di cessare la partita IVA ha l’onere di inoltrare il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dalla data da cui decorre il termine del servizio. Non manca comunque chi preferisce lasciare una P. IVA, aperta anche se non più movimentata, o la utilizza per lo svolgimento di una mansione sporadica o saltuaria. Ad esempio, il dipendente che svolge per conto proprio pure delle consulenze esterne presso soggetti estranei all’agenzia in cui opera. 

Tuttavia, chi ha la partita IVA inattiva deve fronteggiare l’eventualità di chiusura d’ufficio da parte dell’Amministrazione finanziaria. Difatti, è previsto che il Fisco vi provveda in autonomia con riferimento a quei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in proprio, risultino non aver esercitato negli ultimi 3 anni precedenti attività artistiche, professionali o di impresa.

Chiusura d’ufficio

In tal caso, il contribuente interessato riceve una notifica da parte della stessa Agenzia delle Entrate, tramite la quale viene informato del provvedimento in essere. Qualora egli non ritenga corretta la contestazione potrà comunque far valere le proprie ragioni appellandosi a un ufficio dell’AdE, così da sottoporre la prova della sua qualifica di soggetto passivo ai fini tributari. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.