Partita IVA reddito zero: a quanto ammontano i costi?

Partita IVA

Quotidianamente i titolari di partiva IVA sono assillati da innumerevoli interrogativi. Soprattutto i lavoratori che hanno da poco iniziato la propria attività o si trovano in precarie condizioni economiche. Una situazione nella quale si immedesimano tante persone. Gli imprenditori e i professionisti da diverso tempo attivi conosceranno già le risposte, ma i neofiti devono probabilmente fare ancora chiarezza. 

Il primo interrogativo che vien naturale porsi è se convenga o meno aprire una partita IVA, se si è consapevoli di non fatturare nulla nel periodo iniziale. Rientrano in suddetti casi i giovani che compiono l’ingresso nel mondo del lavoro e devono cominciare a costruire la loro rete di clienti oppure l’artigiano o il commerciante tenuto ad avviare la mansione. 

La partita Iva non è questione di opportunità

La risposta non è scontata. Non si tratta tanto di una questione di convenienza, quanto piuttosto di obbligatorietà. Se si esercita un mestiere e ci si pubblicizza, se si sta allestendo un laboratorio oppure un locale l’apertura della partita IVA è tassativa. 

Ciò che spaventa sono soprattutto i costi derivanti perché, a prescindere dall’ammontare fatturato, occorrerà versare i contributi e le imposte. Le tasse andranno corrisposte a partire dall’anno successivo, mentre i contributi previdenziali è possibile che vadano riconosciuti già durante il primo anno. 

Imposte e contributi previdenziali

Il totale incassato può essere pari a zero e ciononostante chi ha una partita IVA sarà comunque vincolato a presentare la dichiarazione dei redditi. In tale circostanza sarà fondamentale indicare che il reddito d’impresa o professionale è pari a zero. Il discorso relativo alle imposte è semplice ed esauribile in breve. Non c’è infatti nessuna differenza tra il professionista e i commercianti/artigiani. Nella circostanza di un fatturato nullo non ci sarà alcun carico erariale.

Per i contributi previdenziali servirà invece fare delle distinzioni. Se le persone iscritte alla gestione separata INPS (senza cassa) non hanno oneri fissi, i cosiddetti professionisti con cassa, che fanno ovvero riferimento ad una specifica cassa previdenziale, sottostaranno alle regole dell’ordine, poiché qualcuna prevede un versamento minimo annuale indipendentemente dal fatturato, una percentuale in base al volume d’affari ed un contributo integrativo. 

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