Spese sanitarie: Carte di credito, pagamenti tracciabili e detrazioni, ma a volte anche i contanti vanno bene

Dichiarazioni dei redditi

Oneri detraibili, così si chiamano le spese che un contribuente può portare in detrazione dai redditi. Tra le detrazioni fiscali più utilizzate e più presenti nelle dichiarazioni dei redditi degli italiani, senza dubbio ci sono le spese sanitarie e mediche. Una voce fissa e costante dei modelli 730 o dei modelli Redditi PF.

Ma l’elenco è lungo, con spese veterinarie, spese funebri, ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico e così via. Tutto ciò che il Testo Unico sulle imposte sui redditi permette di scaricare, lo si può portare in detrazione l’anno successivo a quello in cui la spesa è sostenuta.

La novità 2020 dei pagamenti tracciabili

Le spese di quest’anno, cioè dell’anno fiscale 2020, finiranno nelle dichiarazioni reddituali dell’anno prossimo. Da quest’anno però parte anche la grande novità per i contribuenti che sopportano queste spese e che le scaricheranno l’anno prossimo con le loro dichiarazioni reddituali.

La novità riguarda l’obbligatorietà di pagare con strumenti tracciabili determinate spese per poterle portare in detrazione. In base a questa novità, pagare in contanti non permette in linea di massima, di usufruire del vantaggio fiscale in dichiarazione.  

L’obbligo però non riguarda solo le spese sanitarie e mediche, ma anche tutti gli altri oneri detraibili. Oggi però affrontiamo il caso di chi non ha strumenti utili ad assecondare questa novità. A volte anche il pagamento in contanti può dare diritto alla detrazione.

Detrazioni solo con pagamenti tracciabili

Dal mese di aprile 2020 è scattato l’obbligo di pagamento tracciabile di tutte o quasi le spese detraibili dai redditi. Da quel giorno i contribuenti sanno che per poter scaricare le spese dalla dichiarazione dei redditi 2021, occorre pagare con carta di credito, carta di debito, assegni o bonifici. Che siano spese relative ad analisi mediche, analisi di laboratorio, spese per la palestra dei figli o per la loro attività sportiva, o per la mensa scolastica, poco importa, perché il contante non va bene. Ed è così pure per le spese funebri, per la badante o per gli abbonamenti al trasporto pubblico.  I pagamenti per contanti non servono quindi per poter godere della detrazione del 19% di tutte le spese previste dall’articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).  

Il 2020 quindi è un anno di transizione, perché come detto la novità è partita il primo aprile. Pertanto, le spese sostenute prima di tale data potranno comunque essere scaricate anche se pagate in contanti. Per le spese antecedenti il primo aprile quindi basterà fattura o scontrino, mentre per le successive, anche la ricevuta di pagamento sulla quale è annotata la modalità tracciabile.

Quando anche le spese per contanti danno diritto alle detrazione

Tutte le tipologie di spese detraibili, pagate dal primo gennaio 2020 al 31 marzo 2021, con il danaro contante, possono essere scaricate dai redditi. Ma questa non è l’unica deroga al pagamento tracciabile obbligatorio dal primo aprile 2020.

Infatti la nuova regola che prevede l’utilizzo di bancomat, carte, bonifici o assegni per poter scaricare le spese dal 730/2021 (o modello Redditi PF 2021), non vale per l’acquisto di medicinali e dispositivi medici in farmacia. E non è necessario per le spese sostenute in corrispondenza di prestazioni sanitarie rese da strutture sanitarie pubbliche o private in convenzione con il servizio sanitario nazionale (ssn).

Spese sanitarie senza carte e bancomat

Fin qui abbiamo elencato le spese detraibili per le quali la normativa deroga dall’uso obbligatorio degli strumenti tracciabili. Ma ci sono anche casi limite in cui la deroga all’uso del contante è comunque possibile.  

Per esempio, quando il pagamento è fatto con una carta o un bancomat, intestatati ad altre persone. In materia spese detraibili, il soggetto che può “scaricare” dalle tasse le spese, è quello a cui il documento di spesa è intestato, cioè per le spese sanitarie, il paziente. L’intestazione del documento di spesa (la fattura) ha maggior valenza rispetto alla ricevuta di pagamento.

A chi spetta la detrazione, a chi paga o a chi fa la visita medica?

Tutto ciò significa che pagare le spese di un altro soggetto, con la propria carta, non da diritto di portare in detrazione dai redditi  la spesa sostenuta. Invece è possibile il contrario, è cioè che il soggetto a cui è intestata la fattura, può scaricare dal reddito la spesa anche se pagata da un altro soggetto.

Alcuni esempi chiariranno meglio tutto. Pagare la visita odontoiatrica a un amico che non ha bancomat, non da il diritto a chi paga di scaricare dal suo reddito la spesa. Al contrario, la spesa è detraibile per l’amico, nonostante non sia stato lui a pagare materialmente lo studio dentistico.

Cosa dicono le Entrate

Naturalmente non ci riferiamo al caso di un soggetto che paga per conto di un altro soggetto a lui fiscalmente a carico, perché questa fattispecie di situazione è naturale e fisiologica. Un padre che paga l’apparecchio per i denti del figlio che è a suo carico, da sempre il diritto per il padre di scaricare la spesa.

La possibilità che l’intestatario della fattura, cioè il paziente che effettua la visita specialistica , possa scaricare dal reddito l’onere pur non pagandolo con strumento tracciabile a lui intestato è confermato anche dalle Entrate.

Secondo il nostro Fisco infatti, l’importante è che dal documento di spesa si evinca che il soggetto che porterà in detrazione le spese, abbia rimborsato, anche se in contanti. Il soggetto che ha usato il suo bancomat o la sua carta per il pagamento per conto del primo.

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