Cassa integrazione: ecco perché è più bassa dell’80% dello stipendio

cassa integrazione Covid

L’ammortizzatore sociale principe in questa fase di emergenza sanitaria ed economica è senza dubbio la cassa integrazione. Uno strumento che è venuto in aiuto di milioni di lavoratori le cui attività sono state chiuse durante il lockdown di marzo e aprile e che adesso tornano a chiudere o a ridurre le attività in base alla zona di stanza, tra rosse, arancioni e gialle come il governo ha diviso il Paese.

La cassa integrazione è stata inserita nel pacchetto di aiuti in materia lavoro ed è una misura parallela al divieto di licenziamento. In sostanza, il governo ha deciso di chiudere o limitare alcuni settori lavorativi, imponendo ai datori di lavoro di non licenziare i lavoratori e dando a questi ultimi un sostegno reddituale con la cassa integrazione.

Tralasciando tutte le polemiche che hanno accompagnato questo ammortizzatore sociale nella versione emergenziale, con i grandi ritardi nei pagamenti che si sono registrati in questi lunghi mesi di pandemia, c’è la questione calcolo dell’ammortizzatore.

Molti lavoratori si aspettavano l’80% dello stipendio, come regola generale sulla cassa integrazione vuole. Ma la cifra percepita è stata inferiore alle attese. In questo articolo vediamo il perché di questa situazione, a partire dalle regole di calcolo dell’ammortizzatore straordinario Covid-19.

Cassa integrazione più bassa dell’80% della retribuzione, perché?

Ricevere un qualcosa e scoprire che è meno ricco di quanto si immaginava è una cosa che darebbe fastidio a tutti e questa condizione vale anche per la cassa integrazione, soprattutto quella Covid, necessaria a molte famiglie per andare avanti.

Molti lavoratori che hanno percepito la cassa integrazione in questi mesi, e che continueranno a percepirla dal momento che il governo ha deciso di prolungare di ulteriori 12 settimane l’ammortizzatore sociale, hanno preso meno di quanto si aspettavano.

La cassa integrazione finita sui conti di molti lavoratori non è stata pari all’80% dello stipendio in busta paga. Ma nemmeno l’80% dello stipendio o della retribuzione globale come dovrebbe invece essere in base alla normativa sul calcolo della cassa integrazione.

La prima cosa che va detta è che anche per la cassa integrazione per emergenza Coronavirus la stragrande maggioranza dei lavoratori percepirà il massimale di 998,18 euro mensili. Si tratta del massimale CIG (Cassa integrazione guadagni) che prevede l’integrazione salariale di 5,34 euro per ora di lavoro.

In questo massimale vengono ricomprese anche le quote di tredicesima ed eventualmente di quattordicesima.

Cassa integrazione, guida al calcolo

In altri termini, tutto regolare il fatto che la cassa integrazione non è l’80% dello stipendio in busta paga. L’Inps, che è l’ente che si occupa di erogare materialmente al cassa integrazione ai lavoratori, anche quella Covid, è solito emanare una circolare esplicativa con dentro la linea di confine dell’importo della CIG, cioè i massimali.

 Con la circolare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano comunica l’importo massimo mensile lordo che un lavoratore può percepire di integrazione salariale. Una precisazione che di fatto rende inutile o quasi il sistema di calcolo della CIG e il famoso 80% della retribuzione globale. Tutto ciò nonostante il sistema di calcolo così funzionante è previsto dalla normativa vigente.

In definitiva si può dire che la cassa integrazione pari all’80% della retribuzione globale è assegnata ad un lavoratore solo se questa è inferiore al massimale stabilito annualmente dall’Inps.

Cassa integrazione, ecco le cose da sapere

Ricapitolando, la cassa integrazione in genere è più bassa di quella che dovrebbe uscire dal calcolo di cui si parla, cioè dell’80% della retribuzione globale. Va sottolineato per chiarire tutto, che nella cassa integrazione sono compresi anche i ratei di tredicesima e  quattordicesima e per la CIG a zero ore, viene meno la maturazione delle ferie e dei permessi .

“Il trattamento di integrazione salariale ammonta all’80 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale.

Il trattamento si calcola tenendo conto dell’orario di ciascuna settimana indipendentemente dal periodo di paga” questa la parte della normativa che riguarda il calcolo generalmente previsto. Ma poi si fa riferimento ai massimali che restano quelli vincolanti per quanto concerne gli importi della cassa integrazione ordinaria.

Il massimale di  998,18 euro va applicato quando la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, è pari o inferiore a euro 2.159,48;

Massimale di euro 1.199,72 se invece la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, è superiore a euro 2.159,48.

Va  ricordato anche che la quota di contribuzione a carico del lavoratore, va pagata durante il periodo di cassa integrazione con una aliquota pari al 5,84%.

Perché si applicano i massimali

Anche se si parla sempre di cassa integrazione all’80% dello stipendio, la verità è che la CIG è erogata quasi sempre entro i massimali poiché il calcolo dell’80% non si fa sullo stipendio, ma sulla retribuzione globale, quella che considera anche le voci di tredicesima, eventuale quattordicesima e qualsiasi voce aggiuntiva.

Tali limiti e vincoli e anche i massimali si applicano a tutte le tipologie di integrazione salariale e pertanto anche a quella Covid. In pratica regole che coprono tutto l’universo di queste misure, dalla cassa integrazione ordinaria alla cassa integrazione straordinaria, dalla CIG con causale Covid-19 alla cassa integrazione in deroga o all’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale.

Il calcolo della cassa integrazione per ora di lavoro

Il calcolo della cassa integrazione è piuttosto semplice. Infatti un lavoratore deve considerare il suo stipendio lordo e aggiungere i ratei di tredicesima e se spettante, anche di quattordicesima. In pratica, un mese in più di stipendio lordo o due mesi in più di stipendio lordo.

Sulla somma di questi elementi bisogna calcolare l’80%. Se ciò che esce fuori supera il massimale, la cifra di cassa integrazione percepita è quella del massimale, ma lorda. Infatti per poter capire la cifra effettivamente spettante occorre calcolare i contributi a carico del lavoratore e toglierli dalla cifra spettante.

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