Dimissioni per datore di lavoro che non paga lo stipendio, come fare

lavoro part-time

Una tipologia di situazione purtroppo molto diffusa ai giorni nostri è quella del datore di lavoro che non paga lo stipendio al proprio dipendente. La crisi economica per il Covid, ha accentuato queste situazioni, con i datori di lavoro che spesso non riescono a far fronte alle spese, comprese quelle per i propri lavoratori dipendenti.

Il mancato pagamento di stipendio è una delle situazioni più frequenti per le cosiddette dimissioni per giusta causa. Infatti in situazioni del genere è il lavoratore dipendente che sceglie di lasciare il proprio posto di lavoro. E se adduce la giusta causa, non perde il diritto sancito dalla legge, a percepire l’indennità per disoccupati Inps. Ma vediamo tutti gli aspetti che riguardano queste, purtroppo incresciose situazioni del mondo del lavoro.

Mancato pagamento dello stipendio, come dimettersi

Le dimissioni per giusta causa devono essere presentate in maniera telematica. Inoltre, le dimissioni vanno presentate tempestivamente. La solerzia nell’invio è necessaria perché nel mondo del lavoro la prosecuzione del lavoro in generale è considerata dalla giurisprudenza come una tacita accettazione delle condizioni di lavoro stesse. In pratica, per assurdo, non ricevere lo stipendio può essere considerato, senza iniziative di difesa da parte del lavoratore subordinato, come una accettazione di questa prassi.

Spetta quindi al lavoratore l’onere di far pervenire al datore di lavoro il modulo telematico, specificando che si tratta di dimissioni per giusta causa. Nelle dimissioni per giusta causa non è necessario inserire immediatamente le motivazioni che hanno spinto il proponente a darle.

Esiste un modulo prestabilito per poter procedere con le dimissioni per giusta causa. Tale modulo è facilmente reperibile sul web e scaricabile dal sito istituzionale “cliclavoro.gov.it”. Il sito naturalmente è accessibile solo con le credenziali di accesso ai servizi digitali delle pubbliche amministrazioni. Dare le dimissioni per giusta causa interrompe immediatamente il rapporto di lavoro e queste possono essere revocate solo se si presenta domanda, sempre in via telematica, entro 7 giorni dalla data in cui le dimissioni sono state date.

Dimissioni per giusta causa, le motivazioni possono essere molteplici

Occorre ricordare che le dimissioni per giusta causa possono essere date a prescindere dalla tipologia di lavoro svolto ed a prescindere dalla tipologia di contratto a cui si è assoggettati. Per esempio, le dimissioni per giusta causa possono essere date anche nel caso di contratto a tempo determinato. In questo caso le dimissioni per giusta causa sono le uniche che possono essere date in questo particolare tipo di contratto di lavoro, dove le dimissioni classiche e la conseguente interruzione anticipata del rapporto di lavoro non è prevista.

Oltre che per mancato pagamento dello stipendio, le dimissioni per giusta causa sono date spesso per i seguenti motivi:

  • Mancato pagamento dei contributi previdenziali;
  • Mobbing;
  • Molestie sessuali da parte del datore di lavoro;
  • Demansionamento;
  • Trasferimento presso una diversa sede di lavoro se questo non è imputabile a motivi organizzativi oggettivi.

Come dicevamo in premessa, le dimissioni se date per giusta causa danno diritto pure alla fruizione dell’indennità per disoccupati Inps, cioè la Naspi. Infatti pur se la perdita del lavoro in questo caso è volontaria da parte del lavoratore (e la Naspi prevede la perdita di lavoro involontaria per essere concessa), la giusta causa da diritto lo stesso a percepire la Naspi.

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