Naspi, indennità per disoccupati per chi perde involontariamente il lavoro

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Quando si parla di Naspi si parla della indennità per disoccupati Inps. Una misura che ha sostituito tutte le vecchie indennità previste dall’Istituto Previdenziale. Naspi è l’acronimo di Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego. SI tratta dell’ammortizzatore sociale principe tra quelli previsti dal nostro ordinamento. La misura in questi giorni di grave crisi economica è entrata anche nelle misure di aiuto che il governo vara per salvaguardare i cittadini colpiti dagli effetti drammatici dal punto di vista economici, del Covid. Infatti la sua durata è stata prorogata in via straordinaria di 4 mesi.

La Naspi però , resta uno strumento che ogni anno i lavoratori utilizzano, soprattutto quelli che hanno tipologie di attività lavorative senza la caratteristica della continuità. Il ricorso alla Naspi infatti è frequente negli stagionali e negli edili, per esempio. Ma si tratta di una misura che copre quasi tutto il panorama dei lavoratori subordinati presenti.

Naspi, la Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego

L’ammortizzatore sociale è erogato dietro domanda da parte dell’Inps e si rivolge a lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro. La Naspi nasce per sostenere dal punto di vista reddituale quanti  escono da un rapporto di lavoro dipendente per motivi che esulano dalla responsabilità del lavoratore.

La Naspi si rivolge alla generalità dei lavoratori dipendenti, ad esclusione di alcune categorie coperte da altri ammortizzatori o da altri sistemi di tutela.

Sono esclusi i collaboratori, anche quelli a progetto per cui l’Inps ha uno strumento loro dedicato che si chiama Dis-Coll. Esclusi pure i lavoratori agricoli, anche in questo caso, coperti da un altro ammortizzatore sociale Inps, cioè la disoccupazione agricola. E non possono percepire la Naspi i lavoratori statali, ma solo quelli con contratto a tempo indeterminato. Per quanto detto, nel perimetro Naspi rientrano tutti gli altri lavoratori dipendenti, anche i lavoratori del Pubblico Impiego con contratto a tempo determinato, i lavoratori con contratto di apprendistato e persino i soci lavoratori delle cooperative.

Naspi, quali sono i requisiti previsti per la misura?

 In primo luogo, il requisito fondamentale è la perdita del lavoro. Infatti la Naspi è appannaggio di chi si trova momentaneamente senza lavoro e proviene da un regolare contratto di lavoro subordinato. Come dicevamo in premessa, la cessazione del rapporto di lavoro non deve essere volontaria, a meno che non ci si trovi di fronte a situazioni che danno diritto al lavoratore a presentare le dimissioni per giusta causa. In questo caso, anche se è il lavoratore a rassegnare le dimissioni, la Naspi è comunque fruibile. Per perdita involontaria del lavoro ci si riferisce a licenziamento individuale, licenziamento collettivo, licenziamenti concordati o scadenza dei contratti se a termine.

Per richiedere la Naspi occorre detenere alcuni requisiti di anzianità di servizio. Per avere diritto al trattamento per disoccupati Naspi occorrono almeno 13 settimane di contribuzione versata nei 4 anni precedenti la data in cui si perde involontariamente il lavoro. Altro requisito fondamentale è quello delle 30 giornate di lavoro nell’ultimo anno. Possono accedere alla Naspi i lavoratori che hanno svolto almeno 30 giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono la data di cessazione del rapporto di lavoro per cui si richiede l’indennità.

Naspi, il funzionamento della misura

Per quanto riguarda la durata della Naspi essa è calmierata ai 4 anni che precedono la data di perdita dell’ultimo rapporto di lavoro. Infatti la Naspi è erogata per massimo 24 mesi , o meglio, per la metà delle settimane lavorate nei 4 anni che precedono il licenziamento piuttosto che la scadenza del contratto. Le settimane di lavoro utili al calcolo della durata della Naspi sono tutte quelle non utilizzate in passato per altri periodi di disoccupazione.

La Naspi scatta a partire dall’ottavo giorno successivo al licenziamento se la domanda è presentata entro 8 giorni dalla perdita della propria occupazione lavorativa. La Naspi comunque può essere richiesta entro 68 giorni dalla data di perdita del lavoro, anche se per via del Covid adesso vige la proroga a 120 giorni di questo periodo utilizzabile per non perdere il diritto alla prestazione.

Naspi, la guida al calcolo

La Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali che il richiedente ha avuto negli ultimi quattro anni di lavoro. Nel caso in cui questa retribuzione è superiore, per il 2020, a 1.227,55 euro la Naspi va calcolata diversamente. Infatti al 75% di 1.227,55 euro va aggiunto il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e 1.227,55. Comunque l’importo massimo di Naspi spettante non può essere superiore a  1.335,40 euro, sempre per il 2020. L’importo della Naspi comunque viene decurtato ogni mese di fruizione successivo al 4°, in misura pari al 3% progressivo per mese.

Naspi, domande e procedure

Il canale di presentazione previsto per le domande di Naspi è quello digitale. La domanda infatti va inoltrata all’Inps collegandosi all’area riservata ai servizi digitali degli utenti nel caso si utilizzi il metodo “fai da te”. In questo caso occorrono le credenziali di accesso. Per chi lo ha già, basta il Pin dispositivo Inps. Dal primo ottobre questo strumento non viene più rilasciato dall’Inps, ma per chi lo ha ottenuto precedentemente, si può ancora utilizzare fino a nuovo ordine dello stesso Istituto. Possono essere utili alla presentazione della domanda anche la carta Nazionale dei Servizi, lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale)o la Carta di identità elettronica. Resta comunque possibile utilizzare i soliti canali professionali, quelli dei Patronati e dei professionisti del settore.

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