Pensioni: come si può andare a riposo cono 10 anni di anticipo? Uscita a 57 anni

pensioni

Da tempo esiste in Italia una misura che consente di anticipare la pensione addirittura di 10 anni rispetto all’età pensionabile oggi prevista. In pratica, al posto di aspettare il completamento dei 67 anni di età, esiste una misura che permette il pensionamento 10 anni prima, già a 57 anni.

Esiste un canale di uscita che riguarda però solo determinati lavoratori che permette come detto di lasciare il lavoro a 57 anni di età. Ma nel nostro ordinamento poi, ce ne sono molte di misure che consentono un anticipo in termini di uscita piuttosto netto, con un paio di misure che non prevedono limiti di età.

Pensioni anticipate rispetto a quella di vecchiaia, di cosa si tratta?

La pensione di vecchiaia ordinaria, uno dei capisaldi del sistema previdenziale italiano si può centrare  fino al 31 dicembre 2022, con 67 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva. L’altra misura che può essere definita pilastro dell’intero sistema è la pensione anticipata. Una volta era chiamata pensione di anzianità, ma con la riforma delle pensioni targata Elsa Fornero, la misura fu ribattezzata, pensione anticipata.

Proprio la riforma Fornero è alla base di questo pesante inasprimento dei requisiti di accesso alla quiescenza. Prima del governo tecnico Monti/Fornero, i requisiti per le pensioni senza limiti di età come lo sono, sia le vecchie pensioni di anzianità che le nuove pensioni anticipate, erano intorno ai 57 anni di età e ai 35 di contributi. Oggi la quiescenza anticipata invece si centra con 41,10 anni di contributi se a richiedere la pensione è una donna, oppure a 42,10 anni di contributi se a richiederla è un uomo.

A 57 anni di età ancora oggi c’è qualcuno che può lasciare il lavoro. Ma è inevitabile che bisogna aver avuto la fortuna di avere una carriera lunga e soprattutto ininterrotta. Se il limite per la pensione anticipata è 42,10 anni di assicurazione previdenziale (o 41,10 per le donne), per poter uscire a 57 anni occorre aver iniziato a lavorare a 14 anni e qualche mese. Una vera rarità, soprattutto in considerazione del fatto che occorrono quanto meno 35 anni di contribuzione senza considerare i figurativi.

In pensione prima per determinate categorie di lavoratori

pensione anticipata

Per le donne c’è il regime agevolato, cioè la nota opzione donna. Non si esce però a 57 anni di età, ma a 58 se la richiedente è una lavoratrice dipendente. Per le lavoratrici autonome invece si esce a 59 anni di età. Limiti di questa misura sono la necessità di avere accumulato 35 anni di contribuzione versata, il ricalcolo contributivo della prestazione.

La misura dovrebbe essere in vigore anche l’anno venturo come dimostra il fatto che la proroga alla sua originale scadenza del 31 dicembre 2020 è stata inserita nella bozza della legge di Bilancio.

L’assegno ordinario di invalidità per esempio, è un’altra misura che non prevede limiti di età. Bastano infatti 5 anni di contribuzione totale,  di cui 3 versati degli ultimi 5 anni prima della domanda di invalidità.

Serve inoltre che la capacità lavorativa del soggetto  che richiede la prestazione sia ridotta ad 1/3. L’invalidità deve essere assoluta e permanente, nel senso che la riduzione della capacità lavorativa deve essere inguaribile nel tempo. L’assegno ordinario di invalidità può diventare pensione di vecchiaia al raggiungimento dell’età pensionabile vigente, ma va considerato che l’Inps quando si tratta di assegnare una prestazione, soprattutto in sostituzione di una già assegnata, concede al pensionato il trattamento a lui più favorevole.

A 56 anni di età e con finestra di 12 mesi possono lasciare il lavoro le lavoratrici titolari di invalidità pensionabile con una percentuale riconosciuta dall’80%. Per gli uomini invece si esce a 61 anni di età, con la stessa invalidità pensionabile.

Pensioni cos’è la Rita

pensioni anticipate Inps

Rita è l’acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. Si tratta di una prestazione complementare e riguarda lavoratori aderenti  alla previdenza complementare.  Il lavoratore può uscire dal lavoro già a 57 anni di età anagrafica grazie allo scivolo anticipato previsto da questa  Rendita Integrativa Anticipata.

Uscita con  10 anni di anticipo quindi, perché la misura prevede proprio che la richiesta possa essere fatta da chi si trova a massimo 10 anni di distanza dalle vigente età pensionabile. È necessario cessare la propria attività lavorativa, avere almeno 20 anni di contribuzione versata e 24 mesi di inoccupazione.

Senza limiti di età, ma con circoscritte condizioni di accesso, anche la quota 41 può essere una soluzione ad anticipare anche di 10 anni la quiescenza rispetto all’età anagrafica. La misura si rivolge ai precoci è quindi occorre che almeno uno dei 41 anni di contributi richiesti sia antecedente il 19imo anni di età.

Per riuscire ad anticipare anche di 10 anni la pensione rispetto ai 67 anni, come per le pensioni anticipate, serve una carriera lunga e continua. Per arrivare a quota 41 già a 57 anni di età occorre aver iniziato a lavorare a 16 anni e non aver smesso più o quasi. Per la misura valgono i contributi a qualsiasi titolo versati, ma occorre che almeno 35 anni di versamenti siano senza tener conto dei figurativi. Tra le altre cose la misura è destinata solo a disoccupati che hanno perduto la Naspi da 3 mesi, invalidi con il 74% di disabilità accertata, soggetti che da almeno 6 mesi assistono un familiare disabile al 74% almeno e i lavori gravosi.

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