Contributi: come arrivare alla pensione con la ricongiunzione e quanto costa

Naspi più lunga

La ricongiunzione dei contributi è uno strumento molto utile per chi si torva con carriere e versamenti di contributi in diverse casse previdenziali. La ricongiunzione risulta un toccasana nel momento in cui un lavoratore cerca di fare quella che può essere considerata una autentica conta, nel momento in cui pensa di andare in pensione.

Il raggruppare i contributi in una unica cassa previdenziale, che poi è sempre quella a cui si è scelto di chiedere il trattamento previdenziale, permette di raggiungere, ove necessario, il numero di anni di contribuzione per l’uscita dal lavoro.

Lo stesso meccanismo della ricongiunzione oggi lo adotta il cumulo dei contributi, una misura però che non è possibile sfruttare per i contributi in determinate casse previdenziali. La ricongiunzione è una misura più completa, ma a differenza del cumulo, che è gratuito, prevede un costo, spesso pure abbastanza rilevante.

Ricongiunzione onerosa dei contributi, come funziona?

La ricongiunzione onerosa dei contributi è nato già nel 1979, introdotto dalla legge n° 29 del 7 febbraio. Un istituto che come recita l’articolo 1 comma uno di quella legge, “consente ai lavoratori iscritti a forme obbligatorie di previdenza sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione IVS dei lavoratori dipendenti Inps, di ricongiungere nella citata assicurazione tutti i periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria e figurativa presente nelle varie gestioni”.

Un istituto che permette quindi l’accorpare in una unica gestione tutti i periodi di versamento che poi diventano utili sia per il diritto che per la misura della pensione.

L’istituto della ricongiunzione è un autentico toccasana per lavoratori con carriere costellate dalla discontinuità di impiego e dalle differenti casse previdenziali di versamento. Lo strumento più vecchio per operare in questo senso, la ricongiunzione dei contributi è un istituto molto utilizzato, anche se oggi sono molto diffusi sia il cumulo che la totalizzazione.

La ricongiunzione quindi, consente ai lavoratori con carriere come quelle prima descritte, di unificare presso un’unica gestione previdenziale tutti i periodi di assicurazione e quindi di ottenere un unico trattamento pensionistico.

Ricongiunzione dei contributi, a chi si rivolge

A condizione che i periodi oggetto di ricongiunzione non siano serviti per liquidazioni di pensione nei fondi a cui sono stati versati, la facoltà riguarda qualsiasi periodo. Inoltre non esiste scadenza per i contributi da ricongiungere, perché l’istituto può essere attivato in un qualsiasi momento della carriera di un lavoratore.

I contributi da ricongiungere possono essere tutti quelli a qualsiasi titolo versati, dai contributi obbligatori a quelli volontari a a quelli figurativi. La ricongiunzione non ha particolari limiti o vincoli da rispettare. Infatti possono essere ricongiunti i anche i contributi versati nel fondo dei lavoratori autonomi e pure in quello dei liberi professionisti.

L’unico paletto è che servono almeno  cinque anni di versamenti al Fondo previdenziale lavoratori dipendenti Inps e che questi 5 anni devono essere immediatamente antecedenti la data di presentazione della domanda di ricongiunzione.

In altri termini, per poter sfruttare la ricongiunzione occorre presentare domanda al fondo presso cui si è iscritti e in questo caso bastano 5 anni di versamenti al fondo stesso. Ne servono 8 nel fondo a cui si intende chiedere la pensione, se questo fondo è diverso da quello di ultima iscrizione.

Gli effetti e i costi della ricongiunzione

Uno dei fattori più importanti per la ricongiunzione è che i contributi ricongiunti nel fondo che andrà a liquidare il trattamento previdenziale, una volta completata l’operazione, vengono utilizzati per il calcolo della pensione come se non provenissero da un fondo differente da quello di liquidazione. In pratica, nessuna liquidazione della pensione pro quota, cioè calcolata sommando tante quote quante sono i fondi di iscrizione.

Questa una delle differenze più marcate che la ricongiunzione ha rispetto a totalizzazione e cumulo gratuito, dove le pensioni vengono liquidate in quote dai fari fondi, ognuno con le sue regole e in base ai contributi versati in esse.

La ricongiunzione non può essere automatica ma deve essere il lavoratore a richiederla presentando domanda all’Inps. La domanda e quindi l’istituto si può presentare e sfruttare una sola volta durante la carriera lavorativa, a meno che non decorrano 10 anni tra una richiesta e l’altra.

Rispetto a totalizzazione e cumulo, la ricongiunzione è a pagamento. In pratica a chi la richiede viene chiesto di pagare un corrispettivo tanto più elevato, quanti più anni sono da ricongiungere. Tale corrispettivo è pari al 50% della differenza tra onere di ricongiunzione e ammontare dei contributi trasferiti con l’aggiunta di interessi annui del 4,5%.

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