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Via alle domande di quota 103, la pensione anticipata 2023 per chi ha 62 anni di età ed ha 41 anni di contributi.

Pensione 2021: ecco quando bastano pochi anni di contributi

Pensione senza contributi, oppure con soli 5 anni di versamenti, o ancora, con 15 anni di contribuzione. Sembrerà strano, ma il nostro sistema previdenziale ha diverse misure che consentono il pensionamento senza grandi montanti contributivi.  

Il sistema previdenziale italiano è basato su misure che in linea di massima prevedono una determinata età pensionabile e un minimo montante contributivo. Se l’età pensionabile è a 67 anni, il requisito minimo contributivo è di 20 anni. Ma a volte arrivare a 20 anni di contributi può non servire per centrare alcune misure di pensionamento che non prevedono un montante contributivo di questo genere.

Stranamente quindi, un sistema così rigido e duro dal punto di vista dei versamenti contributivi, ha misure meno severe. Ecco nello specifico cosa offre il sistema pensionistico italiano a chi non arriva alla soglia minima dei 20 anni di contribuzione versata.

Assegno sociale

La prima misura Inps per chi non ha carriere lavorative tali da consentire pensionamenti veri è l’assegno sociale. Ma parliamo di una misura assistenziale, che non ha un requisito contributivo da centrare. L’assegno sociale infatti si percepisce a 67 anni di età indipendentemente dal fatto che il richiedente sia uomo o donna. 

C’è però da rispettare una determinata condizione reddituale. Infatti il richiedente deve rientrare in determinati parametri reddituali. Per il 2020 l’assegno sociale è pari a massimo 459,83 euro al mese per 13 mensilità. L’importo comunque varia annualmente in base all’adeguamento con gli indici ISTAT. La cifra poi è collegata al reddito del richiedente e dell’eventuale suo coniuge. Infatti l’assegno intero spetta al singolo con reddito fino a 5.977,79 euro e al coniugato con redditi cumulativo col coniuge, fino a 11.955,58 euro. Pe chi ha redditi fino a tali soglie, 

l’assegno sociale è erogato in misura ridotta e pari alla differenza tra l’importo intero annuale dell’assegno e l’importo annuale del reddito detenuto. 

Pensione con 5 anni di contributi, come funziona?

Tornando alla previdenza, esiste una misura che consente il pensionamento con soli 5 anni  di contribuzione versata. Una situazione che può venire incontro ai lavoratori che hanno carriere discontinue.  

Questa misura consente però il pensionamento solo a 71 anni di età. Si chiama pensione di vecchiaia contributiva perché è destinata a lavoratori che hanno iniziato a versare solo il 1995, cioè in epoca contributiva. Per i contributivi puri, come si chiamano questi lavoratori col primo accredito successivo al 31 dicembre 1995, l’alternativa è accumulare 20 anni di contribuzione versata e riuscire ad ottenere una pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. In questo caso bastano 67 anni di età. 

Deroghe Amato

Se un lavoratore non riesce a centrare i 20 anni di contributi necessari all’accesso alla pensione di vecchiaia, ci sono alcune deroghe e alcuni scivoli che pur fissando l’età di uscita sempre a 67 anni, prevedono una soglia di contributi meno alta. Parliamo per esempio delle tre deroghe Amato, chiamate così per via del governo che le Istituì, guidato proprio da Giuliano Amato.

Le deroghe Amato sono in totale 3 e prevedono le pensioni per quindicenni, perché si rivolgono a lavoratori che hanno almeno 15 anni di contributi versati.

La prima deroga Amato si rivolge a lavoratori che hanno 67 anni di età compiuti e che hanno 15 anni di contributi versati. Ma è necessario pure che questi 15 anni di contribuzione accreditata sia stata versata prima del 1° gennaio 1993. Infatti non ci devono essere periodi di contribuzione versati dopo il 1992.

La seconda deroga Amato invece, si rivolge a lavoratori che hanno sempre 15 anni di contributi accreditati, sempre 67 anni di età, ma a condizione che abbiano richiesto e ricevuto l’autorizzazione, ad effettuare i versamenti volontari. Tale autorizzazione deve essere stata concessa prima dei 31 dicembre 1992. L’autorizzazione basta a dare la possibilità di accesso alla pensione, perché non è necessario aver iniziato a versare i contributi volontari.

La terza deroga Amato è destinata a soggetti con 67 anni di età, 15 anni di contributi che hanno i seguenti requisiti:

  • Primo contributo versato 25 anni prima della domanda di pensionamento;
  • 10 anni di contributi accreditati per periodi inferiori alle 52 settimane;

Pensione opzione Dini e computo nella gestione separata

Un’altra via per il pensionamento con 5 anni di contributi versati è quella offerta dalla Opzione Dini. Si chiama anche pensione contributiva Dini perché per potervi accedere occorre accettare il ricalcolo completamente contributivo della pensione. Un po’ quello che viene chiesto alle lavoratrici che intendono avvalersi del regime sperimentale donna, cioè la famosa Opzione Donna.

La pensione con Opzione Dini si centra a 67 anni di età e con almeno 15 anni di contributi previdenziali accreditati, ma con altri specifici requisiti. È necessario avere meno di 18 anni di contributi versati prima del 1996 e avere almeno 15 anni di contributi totali versati, di cui almeno 5 anni dopo il 1996.

Esiste la possibilità di accesso alla pensione di vecchiaia contributiva anche per quei lavoratori che hanno contributi versati prima del 1996. Servono 15 anni di contributi anche in questo caso, perché per poter sfruttare questo canale di uscita, occorre optare per il computo nella Gestione Separata.