CCSNews
quota 100 2021

Pensioni 2021: fino ai nati nel 1959 il diritto alla pensione prima dei 67 anni è acquisito

Parlare di pensioni anticipate in Italia è una cosa che sembra un azzardo dal momento che attualmente la nostra Penisola ha una delle età pensionabili più elevate dei Paesi Membri della Ue. Tra l’altro il discorso delle pensioni anticipate è argomento di discussione al tavolo delle trattative tra governo e parti sociali per la riforma.

La linea di confine è il 2022, con una riforma che potrebbe vedere i natali con una legge delega a 2021 inoltrato, dal momento che nella legge di Bilancio di quest’anno non ci sarà. Il 2022 abbiamo detto, perché è a partire da quell’anno che la quota 100 non ci sarà più. Ma proprio la quota 100 può essere una via di uscita anche dopo il 2022, una sorta di “si salvi chi può”, dal momento che dal 2022 difficilmente si potrà accedere alla pensione a 62 anni come permette la quota 100.

Pensione con quota 100 nel 2021 a 62 anni

Una cosa certa è che con la fine di quota 100, la cui sperimentazione scade il 31 dicembre 2021, gli ultimi a poter accedere alla pensione a 62 anni sono i nati nel 1959. Si tratta di chi farà il 62imo compleanno nel 2021. Questi soggetti a condizione che sempre nel 2021 completeranno pure i 38 anni di contribuzione versata, potranno lasciare il lavoro lo stesso anno.

I 5 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia resteranno un  ricordo per chi magari è nato anche solo a gennaio del 1960. Senza una giusta ed equa riforma, soprattutto con misure flessibili, lo scalone di 5 anni sarà una realtà per molti lavoratori.

Chiunque avrà la sfortuna di non completare i 62 anni di età o di completare i 38 anni di contributi nel 2021, senza interventi radicali sul sistema, non avrà che aspettare i 67 anni della pensione di vecchiaia. Uno scalone di 5 anni esatti, a meno che non ci sia una carriera lavorativa vicina ai 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Quindi, o pensione di vecchiaia o pensione anticipata.

Il diritto acquisito a quota 100, come funziona?

Uno scalone di 5 anni, che potrebbe essere risolto con un intervento tampone e con la quota 102. Questa infatti è una delle ipotesi su cui si lavora al tavolo delle trattative tra sindacati e governo. Ma si sposterebbe in la negli anni l’età pensionabile. Si passerebbe infatti a 64 anni come età e resterebbe fermo il requisito dei 38 anni di contribuzione versata.

Ma scalone di 5 anni, oppure due anni in più come sarebbe con la quota 102, non riguarderebbero quelli che completano i requisiti per la pensione con la quota 100 nel 2021. Nemmeno se per scelta, decidessero di restare al lavoro. L’importanza di completare il requisito anagrafico-contributivo entro il 31 dicembre 2021 è di fondamentale importanza. Questo vale per chi compirà 62 anni, ma anche per chi ne compirà 63, 64 e così via fino ai 67 anni.

Chi in questi anni di sperimentazione di quota 100 non ha completato i 38 anni di contributi, ma ha completato l’età pensionabile minima dei 62 anni, dovrà prestare attenzione. Infatti completare i 38 anni di assicurazione previdenziale significa accaparrarsi il diritto ad uscire con la quota 100 anche nel 2022 o successivamente.

Alcuni esempi pratici di quota 100 nel 2021 e dopo

Anche per la quota 100 vige il diritto cristallizzato, cioè vige la regola che se uno matura il diritto alla pensione con una determinata norma, questo diritto è dato per acquisito. Così per esempio, un lavoratore nato nel 1958, che non ha potuto lasciare il lavoro con la quota 100 nel 2020 perché aveva “solo” 37 anni di contributi, potrà accedere alla pensione già nel 2021 con 63 anni di età e appunto, 38 anni di contributi dopo l’accredito della annualità 2021.

Ma resterà una sua facoltà, perché potrà comunque lasciare il lavoro nel 2022 (ma anche nel 2023 e così via), sempre con quota 100 e nonostante questa misura sia cessata. Lo stesso vale per un nato nel 1957, che potrà lasciare il lavoro a 64 anni anziché 67 nel 2021, oppure a 65 anni nel 2022 o 66 anni nel 2023. E in tutti i casi con la quota 100.

In altri termini, assume una rilevanza campale quella dei 38 anni di contributi, perché completare quella carriera assicurativa da una opzione in più a determinati lavoratori. Una opzione che per chi non ha la fortuna di completare uno dei due requisiti nel 2021, non potrà essere sfruttata.

Basti pensare per esempio al lavoratore che ha solo 36 anni di carriera a fine 2020. Questo lavoratore potrà arrivare a 37 anni di contribuzione nel 2021, ma anche se ha 62 o più anni di età al 31 dicembre 2021, si troverà con la pensione preclusa.

Come cercare di completare i 38 anni di versamenti entro il 2021

Per quanto detto sopra, sarebbe una sciagura autentica il non riuscire ad arrivare a 38 anni di contribuzione nel 2021. Anche se in continuità di assunzione, la situazione resterebbe complicata, dal momento che da gennaio 2021 a dicembre 2021, resteranno solo 12 mesi di funzionamento di quota 100.

Come contribuzione da lavoro al massimo c’è da farci un anno in più e chi si trova a più di un anno dai 38 necessari per il requisito contributivo di quota 100, non ha altre vie che puntare a quelle alternative per racimolare contributi.

Parliamo di quegli strumenti utili a raggruppare contributi sparsi in diverse casse previdenziali. La ricongiunzione onerosa per esempio, la totalizzazione o il cumulo gratuito. Per chi ha carriere discontinue la situazione potrebbe essere questa, magari con un anno di lavoro svolto in un settore dove i versamenti previdenziali riguardavano un’altra cassa. Ed è un anno di cui magari un lavoratore si è dimenticato.

Come può essere che qualcuno abbia dimenticato di riscattare il servizio militare. Un altro anno magari utile alla quota 100. Ma poi ci solo le vie del riscatto del periodo di studio, che permette di tramutare come utili alla pensione i periodi di vuoto di versamenti per via del corso di laurea. Oppure, in alternativa, c’è l’istituto dei versamenti volontari, con la richiesta da attivare con l’Inps che deve dare preventiva autorizzazione.

Una serie di canali che possono tornare utili all’obbiettivo principale, che come detto resta quello dei 38 anni di contributi. Un obbiettivo da centrare per forza di cose entro la fine del 2021, prima che diventi troppo tardi e si perda l’accesso alla quota 100.