Pensioni minime e giovani: il contributivo non aiuta, gli assegni sempre più giù

Indennità di accompagnamento

C’è un lato oscuro delle pensioni e della previdenza per il futuro, nemmeno tanto remoto. Gli importi degli assegni continueranno a diventare sempre più bassi. Il potere di acquisto delle pensioni continuerà a scendere in futuro se non si metterà mano ad una approfondita riforma. L’aumento del costo della vita, l’inflazione in questo caso centrano ma non sono tutto.

Serve una pensione di garanzia giovani, questo ciò che da anni ormai ripetono i sindacati e probabilmente hanno ragione. Esistono almeno 3 grandi problemi oggi giorno. Problemi del mondo del lavoro che si intersecano con le regole del sistema previdenziale che rischiano di trasformarsi in una autentica bomba per i pensionati futuri, cioè i quarantenni di oggi.

Cosa rischiano i giovani di oggi in vista delle loro pensioni future

Ad una situazione già compromessa e pessima si è aggiunto pure il Covid. Il mondo del lavoro in Italia non era per niente in salute già a inizio 2020 e adesso lo è ancora di meno per via della inevitabile crisi economica prodotta dal Coronavirus. Il blocco dei licenziamenti che il governo sembra avere intenzione di confermare fino al 31 marzo 2021, è solo una panacea.

Con la fine del blocco dei licenziamenti, non è difficile immaginare un netto aumento del tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile. Una generazione, quella dei quarantenni di oggi, che ha da tempo difficoltà occupazionali. Le ricadute occupazionali di questa crisi per il Covid si annunciano drammatiche.

Pensioni contributive, ecco i pericoli futuri per i giovani

E se la materia sono le pensioni, poco lavoro oggi significa pensione bassa domani. In un sistema come quello italiano, basato sul contributivo, meno versamenti contributivi sono accreditati a nome di un assicurato, meno si percepisce di pensione. Questione di calcolo contributivo della pensione e questo per i quarantenni di oggi è il futuro.

Chi oggi ha 40 anni di età rientra tra i cosiddetti contributivi puri, cioè lavoratori che hanno iniziato la carriera dopo il 1995 e quindi sono privi di versamenti nel sistema retributivo. Per loro sarà utilizzato per il calcolo della loro pensione, solo il sistema contributivo e non il più favorevole sistema misto.

Pertanto, i giovani di oggi avranno una doppia difficoltà in vista della loro pensione futura. Da una parte la difficoltà a raggiungere elevati montanti contributivi, dall’altra la modalità di calcolo delle pensioni che sarò con il penalizzante sistema dei contributi.

Perché le minime scenderanno?

Un altro problema che le pensioni contributive manifestano in base al loro impianto normativo è quello delle integrazioni al trattamento minimo. Una cosa che pochi considerano durante le analisi del sistema previdenziale è che le pensioni interamente contributive, come normativa attuale prevede, non possono godere delle integrazioni al trattamento minimo.

Chi gode di anzianità nel sistema retributivo, cioè che ha iniziato la carriera prima del 1996, può godere di queste integrazioni al trattamento minimo che sono negate a chi ha una carriera partita in data successiva al 31 dicembre 1995. Il problema non è marginale perché basti pensare che oggi, chi ha anzianità antecedente il 1996, può arrivare a vedersi integrare la propria pensione a 515,07 euro al mese, che è l’importo del trattamento minimo Inps 2020.

Il trattamento minimo è la salvaguardia in termini di assegno previdenziale per chi non ha abbastanza contribuzione versata da poter percepire un assegno di pensione dignitoso.

Più passano gli anni, meno sono i lavoratori e gli assicurati che possono far valere contributi prima del 1996. E più passano gli anni e sempre meno sono i lavoratori che possono far valere carriere continue ed ininterrotte. Precariato e disoccupazione la fanno da padrona e come detto, per questi lavoratori non si potrà  nemmeno avere una pensione integrata al minimo.

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