Quando l’INPS può tagliarti la pensione? Ecco i possibili scenari

riforma pensione

Andare in pensione implica diversi vantaggi, tra cui la tranquillità e la certezza economica percepita. Almeno fino ad oggi. Ma se le certezze venissero improvvisamente a crollare? Se ti dicessimo che l’Inps ha la possibilità di tagliarti l’importo corrisposto? Purtroppo è quanto può succedere. L’assegno può subire dei netti tagli nel momento in cui l’ente nota un errore: magari il trattamento è stato calcolato male oppure è necessario ricalcolarlo.

Parecchie volte i conteggi sono favorevoli al pensionato, che sul cedolino può anche rilevare un incremento della cifra percepita. Ciò può accadere quando si prendono in considerazione dei contributi versati in ritardo. Al contrario, può succedere pure che i conteggi siano decisamente troppo favorevoli al pensionato e che, di conseguenza, l’Istituto provveda a correggere e a riprendersi le eccedenze già versate.

Tagli alla pensione: quando l’Inps ne ha diritto

Sulla pensione possono registrarsi alcuni tagli, che hanno una loro motivazione e sono assolutamente a norma. Uno di questi può dipendere dai conguagli fiscali. Qualora il pensionato abbia inoltrato una dichiarazione dei redditi a debito, le tasse sono dovute sulla pensione. Così facendo non ci troviamo dinanzi ad un taglio vero e proprio, ma l’Inps agisce unicamente in qualità di sostituto d’imposta. Un ulteriore taglio effettuabile può dipendere dall’applicazione di un contributo di solidarietà.

Questa decurtazione, però, riguarda esclusivamente i trattamenti previdenziali più alti. Gli importi più bassi potrebbero finire oggetto di una riduzione o di una revoca delle maggiorazioni sociali o del trattamento minimo. Inoltre, l’assegno rischia di subire una sforbiciata – e anche in tale circostanza la responsabilità non è imputabile all’Inps – a causa di cessioni o prestiti di una parte della pensione o per via di un pignoramento. 

Contributi tralasciati

Ma non finisce qua. Difatti, esistono altri scenari in cui l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha modo di porre mano sulla pensione. Ci riferiamo, per la precisione, alla sua ricostituzione o riliquidazione. Nella maggior parte delle circostanze accade in seguito alla presentazione di una domanda ufficiale, laddove l’Istituto non abbia provveduto a prendere in considerazione determinati contributi. Nella fattispecie, il pensionato ha la facoltà di farsi ricalcolare l’assegno, pure in relazione a ciò. 

Dunque, è assolutamente plausibile lo scenario in cui sia il pensionato stesso ad inoltrare apposita domanda. Laddove ritenga che il trattamento ricevuto non sia corretto, si farà completamente ricalcolare l’assegno. Tuttavia, l’operazione può anche essere disposta direttamente dall’Istituto e a sfavore del pensionato. La liquidazione dell’importo corrisposto finisce talvolta col presentare degli errori, che hanno condotto a erogare un assegno più elevato rispetto a quanto realmente spettante.

Tra le ragioni per cui un eventuale ricalcolo rischia di sortire effettivi negativi sul pensionato c’è l’eventuale commissione di errori circa la somma lorda dovuta. O se la pensione risulta non essere compatibile con altri redditi percepiti sempre dall’ex lavoratore. Una eventuale rideterminazione è in grado pure di coinvolgere eventuali diritti all’integrazione ad eventuali maggiorazioni sociali o al trattamento minimo.

Presupposti per il rimborso pensione

Tali misure, utili ad integrare le pensioni più basse, sono erogate qualora il beneficiario rientri in determinate fasce meritevoli di particolare tutela. Nel caso di variazioni a debito, comunque, vige la prescrizione decennale. Detto altrimenti, l’Inps ha modo di chiedere il rimborso delle somme versate in eccedenza solo degli ultimi dieci anni. Una volta superato il limite fissato dal legislatore scatta la prescrizione. 

Molti pensionati si chiedono se l’Inps abbia i titoli necessari per recuperare le somme dettate da un calcolo arretrato. A tale proposito si può dormire sonni tranquilli in un unico caso: quando l’errore non sia attribuibile a un dolo o a un’omissione di comunicazione da parte del beneficiario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione mediante la sentenza n. 8564 del 2016. 

Conguaglio fiscale

Come già brevemente accennato, la pensione è riducibile pure a causa di un conguaglio fiscale. In tale circostanza possono verificarsi alcune ipotesi:

  • il pensionato incassa due pensioni. L’Inps deve provvedere ad effettuare i conguagli fiscali opportuni;
  • sono mutate determinate condizioni per assicurarsi la detassazione della pensione. L’Inps si adopererà per i dovuti recuperi Irpef;
  • con il modello MV10 il pensionato notifica la spettanza di una detrazione applicata in precedenza. L’Inps si occuperà del conguaglio a debito;
  • il pensionato sottopone all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate un modello 730 a Debito. L’Inps avrà il compito di trattenere direttamente dalla pensione il conguaglio Irpef e di erogarlo al Fisco.  

Per concludere, ricordiamo che sulle pensioni più elevate può essere applicato il c.d. contributo di solidarietà, pari al 40% per alcune fasce di importo. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.