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Buffett investe 6 miliardi di dollari nelle “sogo shosha” giapponesi

Warren Buffett ha sbagliato poche scommesse economiche nella vita. Adesso, mette sul piatto 6 miliardi di dollari in Giappone. Per festeggiare i novant’anni, compiuti domenica. L’anziano finanziere, attraverso Berkshire Hathaway, diventa uno dei maggiori azionisti delle “sogo shosha”. Cioè? Sono colossi del trading, tra cui Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo: danno al Giappone da oltre un secolo garantiscono energia, metalli, prodotti agricoli. Un Giappone poverissimo sotto quel profilo: un gigante tecnologico privo però di risorse minerarie.

Le “sogo shosha” sono fortissime nel private equity: azionisti di spicco di molte società e progetti industriali. Buffet s’è pappato più del 5% del capitale di ciascuno. Quote valutate in tutto 6 miliardi di dollari ai corsi attuali, che sono state accumulate negli ultimi 12 mesi con acquisti sulla Borsa di Tokyo 

Obiettivo di Buffet, noto anche come l’oracolo di Omaha, accrescere le partecipazioni fino al 9,9%. Iniezioni di denaro fresco che i ceo delle varie società vedono di buon occhio. Anche perché negli ultimi 32 mesi 132 miliardi di dollari di capitali stranieri hanno lasciato i mercati nipponici. L’investimento nelle grandi case di trading del Sol Levante è una manna dal cielo per i nipponici.

Chiaramente, si tratta di investimenti effettuati a prezzi favorevoli, per creare valore nel lungo periodo: non per niente Buffet è socio di Apple e Coca-Cola. Marchi dalla forza straordinaria. In parallelo, Buffett punta sull’oro. Il cosiddetto bene rifugio per eccellenza era stato per decenni trascurato nei portafogli dei grandi investitori, ma adesso torna alla ribalta.  Warren ha puntato su Barrick Gold, una compagnia mineraria canadese i cui prezzi azionari si muovono in tandem alle quotazioni dell’oro.