Campania chiusa: effetti negativi sull’economia

lockdown

De Luca, governatore della Campania, vuole chiudere di nuovo la Regione. Per Covid. Un secondo lockdown per i contagi che schizzano alle stelle. Chissà, forse l’esodo disordinato dal Nord (fuga nel Meridione) ha ora le sue conseguenze. Comunque, il rischio è che le scuole restino chiuse. Tutti in casa. 

Quali gli effetti negativi sull’economia? Anzitutto, a medio e lungo termine. La scuola è chiusa. Non si fa neppure scuola da casa, la telescuola. Niente insegnanti in chat a dare lezioni. Questo non è un bene: occorre imparare a leggere, a scrivere, a fare di conto. A crescere. A livello intellettivo e culturale. E umano. Il secondo punto riguarda il settore industriale e il terziario e in tutta la provincia di Napoli: è in aumento il tasso di disoccupazione. E lieviterà ancora.

Se non si esce, allora non si compra e non si consuma. E se non si compra e non si consuma, le aziende chiudono per fallimento. I dipendenti vengono mandati a casa. Per un po’ c’è la cassa integrazione, ci sono i sussidi di Stato. E poi? Non è possibile andare avanti con il reddito di cittadinanza. Napoli e i napoletani, la Campania e i campani vanno aiutati. Per lo sviluppo, per il futuro. No a un assistenzialismo eterno. Visto malissimo dall’Unione europea e dai Paesi frugali, che chiedono riforme, una nazione moderna ed efficiente, laboriosa e attiva.

L’Anpal, l’Agenzia nazionale sulle politiche attive e sul lavoro, ha fornito un rapporto: sono 400 le aziende che si trovano in difficoltà in Campania. Ci sarebbero a rischio circa 1.750 posti di lavoro. Nel dettaglio in pericolo ci sono i posti di lavoro per 650 operai dell’industria, 735 del settore terziario, 247 del commercio e 164 del campo dell’edilizia. Come disoccupazione siamo al 40%, addirittura. Un altro lockdown sarebbe sanguinoso. Aiutate il Sud, terra meravigliosa con cittadini favolosi

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