Reddito d’inclusione o cittadinanza: quale conviene?

Reddito d'inclusione

Il Rei, o reddito d’inclusione, è un importante sussidio economico a favore delle famiglie più povere, sostituito, di fatto, dal reddito di cittadinanza. Tuttavia, parlare di vera e propria sostituzione è improprio. Certo, attualmente non è più consentito avanzare nuove richieste di Rei, ciononostante le famiglie che, sussistendo i requisiti, già lo percepiscono, possono continuare a riceverlo. 

Ma dalla prospettiva del beneficiario è più conveniente il reddito d’inclusione o quello di cittadinanza? Come spesso capita, non esiste una risposta univoca, valida in tutte le circostanze. Il reddito di cittadinanza, anche se tendenzialmente consta in un importo più elevato, è talvolta inferiore. 

Reddito d’inclusione e di cittadinanza: l’importo minimo e il massimo

L’importo massimo annuo dell’assegno Rei ammonta a 6.575,56 euro, pari a un corrispettivo mensile di 574,96 euro. Questo vale nel caso delle famiglie con almeno cinque componenti, altrimenti la quota si abbassa, sino ad arrivare a circa 190 euro mensili. Diversamente il reddito di cittadinanza, che è composta da una quota base, può raggiungere mensilmente il massimo di 1.380 euro e un minimo di 40 euro. 

Nel caso di entrambi i sussidi è richiesta la presentazione della Dsu (dichiarazione sostitutiva unica). Si tratta del documento da cui emergono:

  • l’Isp, cioè l’indicatore della situazione patrimoniale
  • l’Isr, cioè l’indicatore della situazione reddituale
  • l’Isee, ovvero l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare 

In pratica, gli indicatori danno modo di calcolare la ricchezza dei soggetti, ai fini, in generale, della maggior parte dei benefici a carattere pubblico. Bisogna, ossia, misurare la ricchezza della famiglia. A tal proposito, essa viene determinata contemplando nel calcolo le prestazioni di assistenza in fase di godimento da parte dei componenti del nucleo. Al contrario, sono esclusi:

  • gli arretrati;
  • le agevolazioni ed esenzioni per il pagamento di tributi; 
  • le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi;
  • i buoni servizio, i rimborsi spese o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi;
  • le prestazioni non soggette alla prova dei mezzi (come l’assegno di accompagnamento);
  • il bonus bebè. 

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