Assegno di invalidità: il reddito massimo per l’aumento

Assegno invalidità

Il Decreto Agosto ha previsto, tra le grandi novità apportate nel sistema legislativo italiano, uno spazio dedicato agli inabili assoluti. L’assegno di invalidità corrisposto ai soggetti affetti da invalidità al 100 per cento fino ad oggi ammontava nella misura di 286 euro dai 18 ai 59 anni; quindi, una volta compiuti i 60 anni, veniva più che raddoppiato, portato più precisamente a un contributo di 651,51 euro mensili.

Assegno di invalidità: come cambia la legge

In pratica, scattava l’incremento al milione delle vecchie lire, una particolare maggiorazione introdotta il 1° gennaio 2002 dall’art. 38 della legge n. 448/2001 spettante ai soggetti titolari di prestazioni previdenziali ed assistenziali il cui importo risulta inferiore, appunto, al milione di lire. 

Il decreto legge emanato dall’attuale esecutivo Conte ha disposto che l’incremento al milione sarà beneficiato da tutti gli invalidi civili totali, dai 18 ai 66 anni (ai 67 anni si trasformerà in assegno sociale o in pensione di vecchiaia). L’aumento spetterà agli invalidi civili al 100 per cento come i ciechi e i sordi assoluti. 

Tuttavia, c’è una condizione ulteriore dettata dalle autorità competenti, messa in secondo piano. L’incremento al milione non spetterà, infatti, a chiunque ne farà richiesta senza discriminazioni di sorta. Ma ne trarranno godimento esclusivamente gli invalidi civili al 100 per cento, dopo il compimento della maggiore età e che rientrino in una prestabilita fascia economica.

I tetti massimi di reddito

Il reddito deve essere pari o inferiore a 8.469 euro, innalzato a 14.447,42 nel caso in cui si sia coniugati. Inoltre tutti gli invalidi totali che ricevono l’assegno di invalidità con redditi pure derivanti da altre prestazioni (pensione di reversibilità, lavoro part time, assegno divorzile, o altri redditi personali) vedranno negato l’aumento a causa delle entrate troppo elevate.

Si fa presente, però, che i redditi da prendere in analisi sono quelli personali e di un eventuale coniuge; mentre non vanno conteggiati i redditi di altri eventuali familiari conviventi. 

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