Recovery Fund, Istat: monitoraggio sull’uso dei soldi

Recovery fund

L’Unione europea presta soldi all’Italia per fronteggiare il Covid. Col Recovery Fund, sono 209 miliardi. Di cui 20 miliardi subito: un anticipo. Denaro che l’ue vuole venga investito dalla nostra nazione con intelligenza: riforme strutturali, progetti a lungo termine. Misure di ampio respiro, internazionali, come fanno i Paesi frugali del Nord Europa. Insomma tutto fuorché i 50 bonus che sanno di assistenzialismo fine a se stesso.

Sulla questione Recovery Fund s’è espresso l’Istat: bisogna fare un’attenta analisi delle criticità del nostro Paese al fine di individuare un piano dettagliato degli interventi necessari. È opportuno concepire uno o più meccanismi che ne consentano il costante monitoraggio, dice l’Istat. E la loro valutazione ex-ante ed ex post. Si tratta di un’operazione che andrebbe definita già nelle fasi preliminari all’implementazione degli interventi.

Ma perché i quattrini vanno monitorati? Facile: l’evoluzione del sistema produttivo italiano è caratterizzata da una fase prolungata di bassa crescita della produttività. Con conseguenze rilevanti sugli attuali livelli di sviluppo economico e sulle prospettive future. Il divario di crescita della produttività italiana rispetto ai principali Paesi europei, misurato dal valore del Pil per ora lavorata, si è ulteriormente ampliato. Nel 2019, la produttività del lavoro italiana ha registrato un incremento pari a 1,2 punti percentuali rispetto al valore del 2010. A fronte di un incremento medio di circa 8 punti percentuali di Germania, Francia e Spagna. 

Recovery Fund: palla al Governo

Siamo drammaticamente indietro. La palla passa al Governo Conte, alla coppia Pd-M5S, che deve gestire il denaro europeo. Dal 2014, la spesa per investimenti ha presentato nel corso dell’ultimo decennio uno sviluppo poco favorevole con un andamento, grosso modo, analogo a quello generale dell’attività economica. Un trend da invertire. Sulla questione s’è espresso l’Istat: bisogna fare un’attenta analisi delle criticità del nostro Paese al fine di individuare un piano dettagliato degli interventi necessari. È opportuno concepire uno o più meccanismi che ne consentano il costante monitoraggio, dice l’Istat. E la loro valutazione ex-ante ed ex post. Si tratta di un’operazione che andrebbe definita già nelle fasi preliminari all’implementazione degli interventi.

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