Smart locker: così si mangia in smart working

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Splendido articolo di Micaela Cappellini sul Sole. La base di partenza è che lo smart working, a emergenza finita, potrebbe restare per due giorni a settimana. Così da limitare i contagi Covid. Le società di ristorazione allora investono sul frigorifero intelligente. Ossia?

Accelerare sugli smart locker (che esistono da anni): frigoriferi evoluti, controllati da app, da cui prelevare i pasti. Quelli da consumare in ufficio e quelli da consumare a casa. Negli uffici ci sarà un frigorifero intelligente, dove troveremo quello che abbiamo ordinato via app il giorno prima, confezionato in atmosfera protetta e pronto da riscaldare. Entrano in gioco i giganti della grande ristorazione collettiva. La seconda premessa è che da Camst a Elior, nessuno se la sente di fare concorrenza al modello Deliveroo e alle consegne a casa.

Sentiamo Francesco Malaguti, presidente della Camst, una realtà da 120 milioni di pasti all’anno: il 70% delle aziende in cui lavoriamo sono fabbriche, e lì non cambierà molto, gli operai continueranno a lavorare fisicamente nei siti produttivi. Nelle altre però, dove oggi lavora da casa l’80% degli impiegati, ci aspettiamo che lo smart working rimarrà ben oltre l’emergenza Covid e per una media di uno o due giorni alla settimana a testa. Di qui, l’esigenza di creare qualcosa di notevolmente innovativo.

Idem Elior, che soltanto nel nostro Paese serve 106 milioni di pasti all’anno: ha cominciato da tempo a sperimentare gli smart locker. I primi sono del 2018, racconta l’ad Rosario Ambrosino. Oggi in Italia ne abbiamo più di 400 e nel giro di tre anni contiamo di quadruplicare questi numeri.

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