Conti correnti: ecco quando conviene togliere i soldi

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Chi ha conti correnti aperti si pone spesso la domanda se valga la pena o meno di lasciare denaro in giacenza per questioni legate alla convenienza e alla sicurezza. Non tutti si ritengono infatti soddisfatti dei meccanismi di tutela che gli istituti di credito assicurano. Ancora permane parecchia diffidenza e cova il timore per il destino dei propri risparmi, che il titolare affida alla filiale. 

C’è chi sarebbe tentato di custodire i soldi contanti in altri luoghi, poiché ritenuti più sicuri. Per esempio, in tanti sono abituati a nascondere oro, oggetti preziosi, gioielli e moneta liquida in casseforti all’interno della loro abitazione. Oppure optano a favore dell’acquisto di una cassetta di sicurezza presso una banca in cui porre i beni al riparo da eventuali furti. Nei paragrafi seguenti andremo ad esaminare, punto per punto, le diverse alternative tra cui un risparmiatore può scegliere. L’obiettivo è di fornire un quadro più dettagliato ed esaustivo a chiunque viva con insoddisfazione e ansia la giacenza dei suoi averi presso uffici bancari o postali. 

Conti correnti: convincono solo in parte

Il primo buon accorgimento da attuare concerne la riduzione della somma complessiva di denaro in giacenza ai minimi termini. È opportuno, cioè, ritirarli dal conto nel momento in cui si oltrepassa la soglia di deposito di 5 mila euro.

Secondo quanto stabilisce l’art. 19 del Decreto n. 201 del 2011 si è soggetti a imposizione fiscale sui conti correnti che hanno depositati somme pari o superiori a 5 mila euro. L’imposta annua di bollo ammonta a 34,20 euro, ma, per fortuna, non va a colpire il portafoglio dei contribuenti meno abbienti che hanno aperto un conto base.

I rischi a cui si va incontro

La seconda casistica in cui si rivela prudente spostare altrove i rispettivi risparmi è quella dove il valore del rendiconto superi i 100 mila euro di giacenza. Ciò perché, al di sopra di tale soglia, il correntista non ha nessun genere di garanzia laddove la banca dichiarasse fallimento. In altre parole, se l’istituto dovesse accusare problemi avrebbe la facoltà di attingere risorse dalla clientela in base alla normativa del bail-in. 

Ultima circostanza che potrebbe spingere i risparmiatori a ritirare i soldi dai loro conti correnti è da attribuire al rischio di un prelievo forzoso da parte delle autorità governative. Difatti, in situazioni di grave dissesto finanziario l’esecutivo avrebbe la possibilità di allungare le mani sui risparmi dei correntisti per far fronte ad una ipotetica crisi. I correntisti di più lungo corso ricorderanno senz’altro il precedente del 1992, durante il Governo Amato. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.