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Covid: nuova cassa integrazione, come funziona? Intanto c’è chi attende ancora la vecchia

Continua lo stato di emergenza in Italia per il coronavirus e continuano i provvedimenti di aiuto che il governo produce per imprese, famiglie e lavoratori che oltre all’emergenza sanitaria vivono in emergenza economica.

Le due cose vanno di pari passo, perché aumentano i contagi, aumentano le chiusure delle attività lavorative, aumentano le restrizioni e contestualmente i redditi di imprese, famiglie e lavoratori sono calati.

E così il governo ha prodotto il decreto Cura Italia, il decreto Rilancio, il decreto Agosto e adesso già due decreti Ristori (si pensa anche ad un decreto Ristori ter, forse in sostituzione del collegato fiscale alla manovra di Bilancio).

Cassa integrazione, il punto della situazione

In ogni decreto emergenziale prodotto dal nostro governo, la cassa integrazione ha avuto sempre un ruolo di prim’ordine, essendo una misura che dovrebbe aiutare sia le aziende che i lavoratori dipendenti delle aziende stesse. Per le aziende si abbattono i costi del proprio organico dipendenti, per i lavoratori invece si continua ad avere una base reddituale nonostante le restrizioni e le chiusure delle attività lavorative.

Il tutto collegato al blocco dei licenziamenti che il governo ha introdotto per evitare che milioni di lavoratori finiscano senza lavoro. Abbiamo detto che la cassa integrazione dovrebbe aiutare datori di lavoro e lavoratori, usando il condizionale e di proposito. Infatti sembra che in base ai dati ufficiali sui provvedimenti prodotti in questi mesi, circa 12mila lavoratori sarebbero in attesa del primo pagamento.

In base ai dati del “Sole 24 Ore”, sarebbero circa 81mila le domande di Cig con codice Covid-19, presentate all’Inps fino a tutto il mese di settembre e non ancora autorizzate. In pratica, un disguido che riguarda oltre mezzo milione di lavoratori.

Infatti, sono in tutto 179mila le domande di ammortizzatori Covid che non hanno ancora ottenuto il via libera da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Di queste, 98mila sono quelle di ottobre, mentre 81mila sono quelle dei mesi precedenti, con un ritardo medio superiore ai 45 giorni.

Nel dettaglio, 15mila riguardano la cassa integrazione ordinaria, 12mila riguardano i Fis (fondi di solidarietà) e 54mila riguardano la cassa integrazione in deroga.

Nuova Cig, si parte dal 16 novembre

Mentre si fanno i conti con i ritardi e le mancate autorizzazioni dei vecchi provvedimenti di cassa integrazione guadagni, da ieri è ufficialmente scattata la nuova fase dell’ammortizzatore sociale.

Si tratta della cassa integrazione prevista dall’articolo 12 del decreto n° 137 del 2020, il primo decreto Ristori. Un nuovo giro di casa integrazione quindi, per consentire alle aziende con attività sospesa o ridotta a causa del Covid-19 di chiedere un nuovo periodo di copertura. Ciò che è stato previsto dal decreto Ristori vale per la cassa integrazione ordinaria, per l’assegno Fis e per la cassa integrazione in deroga. Il periodo oggetto del nuovo provvedimento è compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.

La nuova Cig riguarda tanto le aziende che hanno già sfruttato gli ammortizzatori sociali a partire dal mese di marzo scorso, cioè le famose 18 settimane più 18, che quelle coinvolte adesso dal nuovo Dpcm di Conte e dalle chiusure e restrizioni per fascia, cioè le chiusure locali di zone rosse, arancioni e gialle.

Riguardo a questi aspetti il decreto Ristori prevede che, oltre alle attività sospese dal nuovo Dpcm del 24 ottobre scorso, chi richiederà le nuove settimane previste di cassa integrazione (sono 6 settimane) dovrà essere una azienda che ha già ottenuto l’autorizzazione a fruire delle 9 settimane previste dal decreto 104/2020, quelle del decreto Agosto.