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Irpef: la pagheranno i dipendenti?

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, lancia la proposta rivoluzionaria all’assemblea generale dell’associazione delle imprese: sull’Irpef. Perché passare alla tassazione diretta mensile solo per i 5 milioni di autonomi? Facciamo lo stesso per tutti i lavoratori dipendenti, sollevando le imprese dall’onere ingrato di continuare a svolgere la funzione di sostituti d’imposta addetti alla raccolta del gettito erariale e di essere esposti alle connesse responsabilità. Insomma, aziende sgravate da questo compito.

Che cos’è l’Irpef

Ricordiamo che l’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: un’imposta diretta, personale, progressiva e generale, in vigore nella Repubblica Italiana. È oggi regolata dal testo unico delle imposte sui redditi. Serve una visione alta anche sul fisco, per Bonomi Inps e Istat stimano che in Italia ci siano fino a 3 milioni di evasori fiscali tra gli autonomi e altrettanti tra i dipendenti. Sarebbe una bella prova che lo Stato metta tutti sullo stesso piano senza più alimentare pregiudizi divisivi a seconda della diversa percezione del reddito.

La nuova produttività che serve all’Italia dopo 25 anni di stasi – ha aggiunto Bonomi –  deve considerare contestualmente le politiche di innovazione, la formazione e l’advance knowledge, la regolazione per promuovere l’efficienza dei mercati, le infrastrutture abilitanti. È su questo concetto ampio di produttività che si devono concentrare le azioni e le politiche dei prossimi anni, con l’obiettivo di massimizzare il ruolo di motore dello sviluppo del sistema delle imprese e del lavoro, e dare una nuova centralità alla manifattura.

La ripresina italiana 2015-2017 è stata trainata dalle imprese industriali e manifatturiere, e dal loro export. Incoraggiate ulteriormente a tornare ad alti tassi d’investimento da Industria 4.0. Eppure, il suo accantonamento non ha prodotto alcun vero dibattito nel Paese. Il motivo vero viene prima di quanto questo o quel partito considerasse importanti le imprese. Il motivo è molto più profondo, è culturale, sostiene Bonomi.