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Monete

Più di 8 milioni di euro. Ecco quali sono state le 3 monete più costose mai vendute

Fin dal Trecento il collezionismo di monete ha conquistato innumerevoli appassionati. Ribattezzato come il “re degli hobby” a ragion veduta, anche in Italia il mercato è florido. Gli amanti del genere sono sempre interessati ad aggiungere qualche pezzo raro alla loro serie. Vuoi per il valore commemorativo o il significato storico o, ancora, questi piccoli oggetti lucidi arrivano fino a quotazioni di milioni di euro. Già, nella storia delle monete c’è chi ha osato spingersi a tanto! Ecco quali sono i tre esemplari battuti alle cifre più alte in assoluto.

Partiamo dal gradino più basso del podio, dalla Dinar d’oro Omayyadi. Il primo pezzo di semi-inestimabile pregio, stimato in 5 milioni e 120 mila euro, non proviene né dall’Europa né tantomeno dagli Stati Uniti, bensì fu coniato a Damasco nel 723 dopo Cristo. Creato con l’oro attinto da una miniera di proprietà del califfo stesso. 

Salendo di una posizione, troviamo la moneta da 20 dollari del 1933 Doppie Aquile, costato 6 milioni e 446 mila euro all’attuale proprietario. In quell’anno sono state prodotte quasi 500 mila unità d’oro. Nel frattempo, il Presidente degli USA, Franklin Roosevelt, sancì un ordine esecutivo con cui fece ritirare ogni moneta d’oro in circolazione e ordinò di fondere le monete da 20 dollari. Possederle è illegale e, se trovate, saranno sequestrate dal Governo americano… eccetto una. Essa apparteneva inizialmente al Re Farouk d’Egitto. Affrontata una causa legale, il proprietario privato, di comune accordo con la Zecca, decisero di venderla al miglior offerente. 

Chi si piazza al primo posto? Un dollaro del 1794 Flowing Hair (esemplare Green-Contursi-Cardinal), venduto nel gennaio 2013 da Stack’s Bowers per 8 milioni e 506 mila euro. Secondo le ricostruzioni, sarebbe la prima moneta mai coniata dagli Stati Uniti. La Zecca nazionale ha aperto i battenti nel 1792, ma per i primi due anni di attività ha diffuso esclusivamente unità di rame e campioni.