Produttività dipendenti: quante le ore di lavoro ideali?

Produttività dipendenti

È una storia vecchia come il mondo. Tra il concetto di produttività per i dipendenti e quello per le aziende c’è una profonda spaccatura. Nel corso degli ultimi anni il divario è rimasto, malgrado diversi studi scientifici abbiano dimostrato come la linea da seguire preveda meno giorni di lavoro e meno ore, se si vuole ottenere una resa maggiore. 

Produttività dipendenti: l’analisi del Melbourne Institute

Ricollegandosi alle analisi precedentemente svolte, il Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research si è chiesto quale fosse il numero ottimale di ore ottimale per la produttività dipendenti, calcolandola in 25 ore settimanali. Pertanto, se teniamo conto del canonico schema di 8 ore al giorno, verrebbe fuori tre giorni di impiego e quattro di pausa. 

Ma come è riuscito l’istituto ad arrivare alla suddetta stima? Ebbene, ha preso a riferimento la memoria, il livello di concentrazione e la velocità con cui vengono elaborate le informazioni. Sulla base di tali fattori, i ricercatori sono giunti a indicare in 25 le ore settimanali di lavoro ideali. 

L’Olanda e gli altri esempi virtuosi

In Italia la possibilità pare debba essere confinata a semplice sogno, un qualcosa di irrealizzabile. Se ampliamo gli orizzonti e guardiamo all’estero il discorso cambia. È sufficiente prendere ad esempio l’Olanda, dove una legge consente di ottenere un part-time. E non finisce qui. Difatti, l’86% delle lavoratrici donne con figli ha scelto di adottare la settimana di 4 giorni, seguite dal 12% di uomini. 

Al di là dei Paesi Bassi, uno scenario simile lo riscontriamo in Inghilterra. Un’indagine effettuata dal sito VoucherCloud ha interrogato la popolazione su quante ore si sentissero produttivi lungo la giornata. La risposta è spiazzante: 2 ore e 53 minuti. E le restanti cinque ore? Principalmente sono spese tra i social, la lettura delle notizie, il fumo, il consumo di qualche snack e le conversazioni coi colleghi. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.