Quasi 110000 euro! Hai questo 1 centesimo di dollaro? Meglio controllare il portafogli

dollaro

Fondata poco dopo la proclamazione degli stessi USA, la zecca di Stato ha visto la luce a Philadelphia, in Pennsylvania. Nel corso del tempo sono sorte altre strutture, che hanno contribuito al fascino del dollaro americano. Di tutti i modelli da 1 centesimo mai prodotti, l’Indian Head Penny è uno dei più rinomati, soprattutto tra i collezionisti. Tale è il prestigio e la fama che lo accompagna da aver spinto i facoltosi appassionati a spendere davvero cifre straordinarie pur di aggiungerlo nella loro teca. 

Il dollaro Indian Head Penny 1872

Se andrete a cercare il numero di copie realizzate di questo penny sarete meravigliati nel constatare come all’epoca uscì in ben 4 milioni di esemplari. Un numero talmente elevato che se foste all’oscuro della storia vi stupirebbe sapere quale sia il prezzo medio di stima attribuito dagli esperti. In diversi articoli vi abbiamo già spiegato quanto la tiratura sia una delle variabili principali di cui prendere atto nel momento di conferire una valutazione nella numismatica. Ecco perché un pezzo diffuso in quattro milioni di unità dovrebbe essere poco considerato dai possibili acquirenti. 

In realtà è necessario tornare indietro nel tempo e ricostruire il periodo di allora. In quegli anni il Paese era ben lungi dal versare in ottime acque. Anzi, di lì a poco sarebbe accaduto il tracollo e la popolazione non intendeva risparmiare monete né tantomeno conservarle per collezionarle. Insomma, non aveva in mente di fare economia poiché determinate preoccupazioni esulavano dal loro pensiero. Sulla base di ciò è una specie di mission impossible (o quasi) reperire un esemplare integro o quasi. La quasi totalità delle unità è tenuta in condizioni piuttosto scarse, per non dire pessime. Ne consegue che i fortunati possessori dell’Indian Penny in buono stato hanno notevole voce in capitolo. Hanno, ovvero, la facoltà di imporre quotazioni particolarmente elevate. In cuor loro sono infatti al corrente di come i potenziali investitori baderanno poco a spese. 

La quotazione

Se l’Indian Penny è in condizioni ottime e il suo colore è pressoché perfetto, la stima schizza a cifre vertiginose. Sebbene la serie precedente, coniata esattamente un anno prima, nel 1871, sia rara, quella del 1872 viaggia su ben altri livelli. Durante una sessione d’asta Heritage, organizzata nel 2008, c’è chi si è azzardato a spendere la bellezza di 126,500 dollari, l’equivalente di circa 107 mila euro. Se si tratta di assegnare un valore medio all’Indian Penny il discorso è sicuramente complicato, ma lo stato di conservazione, lo ribadiamo, incide in misura prevalente. 

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Circa l'autore

Giornalista pubblicista, laureato in Economia Aziendale all’Università degli Studi di Bergamo nel 2013, con la tesi “L’evoluzione del marketing nel calcio inglese e tedesco: due sistemi a confronto” (relatore Alberto Marino, interventi di Marcel Vulpis, Christian Giordano, Gianfranco Teotino e Gianni Di Marzio). La tesi è poi confluita nella biblioteca Gea World
Dal 2018 al 2019 curatore web per l’Avv. Stefania Calì, specializzata nel diritto di famiglia.