Spese giudiziali: quanto costa fare causa

Spese giudiziali

Prima di intentare causa contro qualcuno bisogna prendere in debita considerazione vari fattori, a cominciare da quello economico. Ci sono poi da esaminare il tempo richiesto, la solvibilità della controparte e le chance di vittoria alla luce dei precedenti. Stavolta ci occuperemo, più nello specifico, delle spese giudiziali, partendo da un presupposto: a doverle anticipare è sempre chi agisce per primo, ovverosia l’attore o ricorrente. 

Spese giudiziali: le due macro categorie

Gli esborsi sono ripartibili in due macro categorie: 

  • la parcella dell’avvocato, comprensivo pure dei rimborsi (ad es. le trasferte, le fotocopie, le spese di benzina, ecc.);
  • i costi vivi, costituiti dai diritti di cancelleria, dai bolli, dalle tasse.

In entrambi i casi, è possibile, per non dire doveroso, farsi un’idea anticipata di quanto occorrerà sborsare. È compito del legale chiarire al suo assistito, al momento della presa in carico del mandato, l’importo che gli verrà complessivamente addebitato. Il quadro normativo vigente in Italia impone a ciascun professionista, ivi inclusi gli avvocati, di fornire un preventivo scritto al cliente. Nell’ammontare va contemplata ciascuna prevedibile e possibile voce, che la parte sosterrà per giungere alla sentenza finale.  

Tuttavia, l’obbligatorietà del preventivo scritto non esclude che, in mancanza di esso, il cliente non sia tenuto a corrispondere la somma. In tal caso, però, sarà definito dal giudice, sulla base dei vecchi “minimi tariffari”, delineati da un decreto ministeriale emesso nel 2014. 

In linea di massima, esiste un principio valido al 99 per cento: il costo della causa aumenterà con l’incremento della posta in gioco, vale a dire il valore del diritto reclamato. Per esempio, la domanda di rivendicazione di una casa avrà un costo maggiore rispetto a quella di un terreno di scarso valore. E ciò indipendentemente dal tipo di attività eseguita dall’avvocato. 

Si tratta di una proporzione sempre valida per ciò che concerne le imposte da versare, che salgono con il valore della controversia e viceversa. In merito, invece, al compenso dell’avvocato, per quanto correlato alla posta in palio, non scenderà mai al di sotto di una determinata soglia. È altamente improbabile che uno degno di tale nome possa accettare un incarico per quattro soldi. 

Il decreto Bersani ha cancellato le tariffe

D’altra parte è vero che ogni professionista è libero di applicare la tariffa che vuole. Il decreto Bersani ha cancellato le c.d. “tariffe” a cui i legali dovevano un tempo attenersi. 

In definitiva, qualunque avvocato ha la facoltà di praticare i prezzi desiderati, giocando pure al ribasso, concordandoli di volta in volta con lo specifico cliente. Ne consegue che prima dell’inizio della causa è altamente preferibile disporre di un preventivo scritto. 

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