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Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza: scatta la tolleranza zero contro i furbetti, al via i controlli incrociati

Anagrafe tributaria, Inps, Agenzia delle Entrate, Pubblico Registro Automobilistico, Regioni e Comuni, sono queste le banche dati su cui, per specifiche competenze, vengono registrati i dati di ciascun cittadino contribuente. E sono queste le banche dati che adesso potrà utilizzare l’Inps per avviare i controlli a tappeto sui percettori del reddito di cittadinanza.

Scattano infatti i controlli dell’Istituto volti a scovare i furbetti del sussidio, coloro che magari non avrebbero avuto diritto al beneficio o che avrebbero avuto diritto ad un trattamento inferiore a quello che effettivamente percepiscono. Il Garante della privacy ha dato l’ok allo schema che l’Inps ha proposto di adottare per far partire la macchina operativa dei controlli incrociati.

Le verifiche dell’Istituto di Previdenza Sociale

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Via libera quindi all’Inps che potrà così approfondire le verifiche grazie allo scambio di informazioni tra quelle diverse amministrazioni di cui abbiamo fatto accenno in precedenza. Naturalmente il Garante della privacy ha messo alcuni paletti volti proprio a garantire il rispetto della riservatezza dei dati dei soggetti interessati, ma il suo ok da mano libera all’Inps nella fase di controllo.

L’obiettivo di quella che si annuncia essere una vasta operazione di controllo, è il verificare il reale possesso dei requisiti di accesso al reddito di cittadinanza dei beneficiari. E naturalmente dalle verifiche si potrà provvedere a controllare anche se le cifre che vengono erogate ai beneficiari, siano davvero quelle spettanti.

La storia del reddito di cittadinanza, piuttosto recente, è costellata di operazioni della Guardia di Finanza e degli altri organi accertatori, che hanno scoperto furbetti del reddito di cittadinanza che grazie a stratagemmi vari riuscivano a rientrare nel beneficio pur non avendone i requisiti. Adesso l’Inps potrà con maggiore forza provvedere a controllare la veridicità dei dati che i beneficiari hanno inserito nella domanda e nei documenti allegati, primo tra tutti l’Isee.

Su cosa verteranno adesso i controlli dell’Inps

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La potenza della macchina operativa che adesso ha a disposizione l’Inps è dimostrata già dall’incrocio dei dati con l’Aci (Automobile Club Italia) e con il Pra (Pubblico registro automobilistico). L’Inps potrà girare all’Aci il codice fiscale di ciascun componente maggiorenne del nucleo familiare di un beneficiario del reddito di cittadinanza.

Una manovra utile a controllare la veridicità dei dati dichiarati in sede di presentazione della domanda, per quanto concerne il possesso di auto e moto di una determinata cilindrata o immatricolate di recente. In questo modo l’Inps verrà a conoscenza dei numeri di targa e della tipologia effettiva dei veicoli che sono di proprietà di tutti i componenti il nucleo familiare.

Stesso meccanismo con l’Agenzia delle Entrate, alla quale l’Inps potrà fornire il codice fiscale dei componenti il nucleo beneficiario del sussidio, per la verifica alla data di presentazione della domanda, delle vere titolarità di diritti di proprietà su case, terreni e immobili.

Anche il fattore dell’assenza di condanne penali e pene detentive è uno di quelli molto importanti per avere diritto alla misura ed è uno dei più discussi in materia furbetti del sussidio. Con il via agli incroci dei dati, anche questo aspetto adesso sarà di facile individuazione per l’Inps.

Anche in questo caso, l’Inps avrà a facoltà di girare al Ministero della Giustizia, il codice fiscale di tutti i componenti facenti parte di un determinato nucleo familiare così da verificare la presenza di misure di detenzione cautelare, stati detentivi o condanne definitive per i reati, nei dieci anni precedenti la richiesta di Reddito di cittadinanza.

Incrocio dei dati anche alle Regioni per la verifica di eventuali ricoveri presso strutture sanitarie e di cura a totale carico dello Stato. Anche in questo caso, la verifica della veridicità dei dati sarà fondamentale dal momento che il ricovero presso strutture con totale spesa a carico dello Stato, è fattore determinante sull’assegnazione del diritto a ricevere il sussidio.

Le limitazioni imposte dal Garante della Privacy

I dati oggetto di questo scambio di informazione però, dovranno essere utilizzati solo allo scopo indicato dal Garante della privacy, ovvero per le verifiche relative al reddito di cittadinanza. Questo il vincolo che il Garante ha imposto all’Inps per l’utilizzo dei dati che fuoriusciranno dall’incrocio.

Pertanto, i dati relativi al possesso di beni immobili, alla intestazione di autoveicoli e motoveicoli, quelli relativi a eventuale ricovero in strutture pubbliche di lunga degenza e pure quelli relativi alla presenza di soggetti nel nucleo familiare con condanne o misure cautelari personali, non potranno essere utilizzati per scopi differenti da quelli del controllo della titolarità del diritto alla fruizione del reddito di cittadinanza.

Tra l’altro il Garante ha anche stabilito che l’Inps per tutta l’operazione, dovrà dotarsi della struttura informatica di ultima generazione, per garantire la sicurezza di questi dati che restano di assoluta riservatezza e sensibilità.

Il monito del Garante della privacy è stato eloquente. Infatti tali dati che adesso l’Inps potrà richiedere alle altre amministrazioni “presentano rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati in quanto prevedono scambi di dati personali  su larga scala e con modalità telematiche  relativi alla salute, alla condizione sociale e alla situazione economica e finanziaria, nonché a condanne penali e reati, riferiti principalmente a soggetti vulnerabili, anche minori d’età”. Questi gli appunti che il Garante ha mosso all’Istituto Previdenziale.