Invalidi: l’indennità di accompagnamento per chi ha una disabilità pari al 100%, ma a determinate condizioni

Indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento è una prestazione dedicata agli invalidi al 100% in condizioni fisiche tali da rendere necessario avere un aiuto quotidiano per compiere le azioni classiche della vita di tutti i giorni come per esempio, la deambulazione.

L’indennità di accompagnamento è erogata dietro domanda da parte degli interessati. La misura fa parte del pacchetto di misure assistenziali di cui il nostro ordinamento è composto ed è una misura strutturale, cioè non prevede limiti temporali per poter essere richiesta.

Assegno di accompagnamento, di cosa si tratta?

Invalidità

L’assegno di accompagnamento è una misura assistenziale destinata a invalidi affetti da patologie gravi ed invalidanti che rendono necessario l’aiuto costante di una persona.  

La misura è stata oggetto di un ritocco normativo che ne ha reso più semplice la richiesta da parte di invalidi con età superiore ai 65 anni. Una semplificazione burocratica in vigore dal primo gennaio 2019 perché a partire dal quella data, le informazioni di natura socio economica da presentare tramite il modello AP70, vengono di fatto anticipate con la presentazione della domanda e non più comunicate al termine dell’istruttoria, cioè ad avvenuta accettazione dell’istanza.

L’indennità viene erogata da parte dell’Inps e si rivolge a invalidi che hanno il 100% di invalidità certificata dalle competenti autorità. È la commissione medica per le invalidità civili delle Asl l’organismo competente a dare conferma dello stato di invalidità di un contribuente in funzione della richiesta di assegni di accompagnamento.

In altri termini, è la Commissione Medica per le invalidità civili a dover certificare per il richiedente il bisogno di assistenza per le sopraggiunte difficoltà a compiere gli atti più comuni della vita e per le eventuali difficoltà di deambulazione.

Domanda di accompagnamento, come fare

accompagnamento

L’Inps  è l’ente preposto per effettuare tutta la pratica relativa all’indennità di accompagnamento. La domanda quindi, va presentata all’Istituto, con tutta la documentazione che è necessario allegare per il corretto espletamento della pratica.

Occorre prima di tutto andare dal proprio medico curante che redigerà il certificato medico in cui saranno elencate tutte le patologie che sono alla base della richiesta da parte dell’invalido. Il certificato medico è telematico, perché ilo proprio medico di base deve necessariamente predisporlo nella nuova modalità on line. La copia di questo modello deve poi essere presentata al Patronato che procederà all’inoltro della domanda di prestazione.

In alternativa, una volta che il medico di famiglia ha rilasciato il certificato medico, si può presentare domanda tramite il servizio dedicato presente sul sito istituzionale dell’Inps. In questo caso necessario avere le credenziali di accesso ai servizi digitali Inps o delle Pubbliche Amministrazioni in genere, cioè Pin dispositivo Inps, con lo Spid, la Carta di identità elettronica o con la Carta nazionale dei servizi.

Indennità di accompagnamento, la platea degli aventi diritto

Per quanto concerne l’accompagnamento, per poterlo richiedere occorre essere:

Oltre alle gravi menomazioni e al grado di invalidità accertato, i potenziali beneficiari devono essere residenti in forma stabile in Italia. Nello specifico, gli altri requisiti ulteriori alla invalidità sono:

  • Cittadino italiano;
  • Cittadino straniero comunitario;
  • Cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno valido della durata di almeno un anno;
  • Cittadino iscritto all’anagrafe del comune di residenza;
  • Cittadino con residenza stabile e abituale in Italia.

L’accompagnamento può essere ottenuto a prescindere dall’età dell’invalido. Nel caso di beneficiario minorenne, una volta che quest’ultimo compie 18 anni, viene riconosciuta anche la pensione di inabilità che notoriamente è riservata ai cittadini over 18 totalmente inabili.

Accompagnamento, cosa occorre sapere

Chi percepisce l’assegno di accompagnamento deve sapere che si tratta di una indennità che non concorre alla formazione del reddito e sul quale non si paga l’Irpef. L’accompagnamento è personale e quindi non può essere reversibile. In pratica, con il decesso del beneficiario muore anche la prestazione che non può passare agli eredi con l’istituto della reversibilità. Tra le altre cose da sapere è che l’accompagnamento non da diritto alla tredicesima mensilità.

Oltre che la neutralità dal punto di vista delle tasse, la prestazione, essendo spiccatamente di natura assistenziale e legata alle condizioni di disagio fisico del richiedente, non è legata a limiti di reddito per la sua assegnazione.

Per quanto concerne gli importi invece, la misura è fissa in base a quanto stabilisce annualmente l’Inps. Infatti l’assegno di accompagnamento ogni anno si adegua all’indice Istat dei prezzi dei beni al consumo, cioè all’inflazione. Per l’anno 2020 la prestazione è pari a 520,29.

Occorrerà attendere le istruzioni Inps che tra la fine di dicembre e inizio gennaio l’Istituto emana tramite circolare o messaggio, per poter sapere a quanto ammonterà la prestazione nel 2021.

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