Perché investire in azioni negli anni della pensione? Pro e contro

Sei un pensionato, magari lo sei diventato da poco, e saresti interessato ad investire i tuoi risparmi in azioni. Ma prima di fare il passo più lungo della gamba ti chiedi se ne valga effettivamente la pena. Se a posteriori ti riterrai soddisfatto o se, al contrario, saranno più i rimpianti. 

In merito alla convenienza o meno è impossibile dare una risposta univoca, assoluta e incontrovertibile. Difatti, ci sono parecchi fattori da analizzare. Dipende dalla situazione patrimoniale, dall’orizzonte temporale (investire a 80 anni non è lo stesso che a 65 anni) e soprattutto dal livello di rischio sostenibile (teoricamente in riduzione con il progredire dell’età). Oltre alla situazione personale, bisogna studiare lo stato di salute dei mercati. 

Perché un pensionato dovrebbe investire in azioni

Un tempo, quando i tassi di interesse ammontavano al 5 o al 6 per cento e i depositi bancari garantivano rendimenti davvero allettanti, i pensionati non avevano motivo di aggiungere azioni al loro portafoglio per conseguire un decente rendimento. Va poi sottolineato che nel momento in cui i tassi di interessi erano generosi, generalmente pure l’inflazione raggiungeva livelli elevati. 

Oggi, con i tassi ai minimi storici o persino negativi, è particolarmente complicato registrare un rendimento apprezzabile esclusivamente investendo in prodotti a reddito fisso. 

E qui ci tocca smentire una convenzione largamente diffusa. Nella mente del tipico investitore c’è l’idea che nell’età della pensione si consumino i suoi risparmi. Pertanto, il ritiro dal mondo del lavoro segnerebbe la linea di confine tra la fine di accumulo e quella di decumulo. In un mondo ideale ciò corrisponderebbe probabilmente al vero, ma per la larga prevalenza dei pensionati questa immagine poggia su fondamenti errati per una serie di ragioni. 

Innanzitutto, l’aspettativa di vita sta diventando sempre più alta. Di conseguenza, se viviamo più a lungo ci occorreranno più soldi nel corso del periodo del pensionamento. Punto numero due: il desiderio di conservare lo stesso tenore di vita. Punto numero tre: i sistemi pensionistici hanno subito importanti riforme, stando alle quali le pensioni pubbliche saranno via via sempre più basse e saranno inaspriti i criteri per ricevere la somma massima.

Inoltre, il Coronavirus ha causato la crescita esponenziale dell’indebitamento dei bilanci statali. Ciò comporta che i pensionati avranno sempre meno modo di contare sulla loro pensione pubblica e sempre più sui capitali che hanno risparmiato e accumulato. 

Perché un pensionato non dovrebbe investire in azioni

Finora ci siamo limitati a prendere in considerazione i pro di un investimento in azioni. Abbiamo detto che per ottenere un buon rendimento del capitale non c’è altra alternativa all’investimento in equity, considerati i bassi tassi di interesse. Ma il reddito fisso continua a svolgere un ruolo essenziale nei portafogli dei pensionati, non tanto per i rendimenti che può offrire quanto piuttosto per la protezione garantita in caso di crollo del mercato azionario.

Una delle conseguenze dell’investimento in equity è data dalla volatilità maggiore dei rendimenti del portafoglio. In realtà, la volatilità è una proprietà intrinseca delle azioni, i cui rendimenti tendono maggiormente a muoversi attorno alla media rispetto alle obbligazioni. L’unica strategia per contrastarlo è allungare l’orizzonte temporale, che non è però lo stesso per tutti i pensionati

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